
da www.huffingtonpost.it
20 Settembre 2025
Le preoccupazioni di Mattarella
di Barbara Tedaldi
Il Capo dello Stato e gli interventi continui degli ultimi tempi. A partire dalla cornice internazionale. “C’è bisogno di istituzioni europee più forti, di volontà di governi capaci di non arrendersi a pericoli e regressioni che non sono ineluttabili”
È un autunno decisamente caldo per Sergio Mattarella. C’è chi dice sia la preoccupazione per la situazione di tensione nazionale e soprattutto internazionale, c’è chi dice sia solo l’oggettiva sovrabbondanza di impegni in agenda, ma da quando ha concluso le sue vacanze estive, il capo dello Stato si è fatto sentire spesso e con parole decise. Complice un clima politico surriscaldato come il clima afoso che ancora opprime l’Italia, mentre i due schieramenti se le danno di santa ragione alla vigilia della tornata elettorale delle regionali, il Presidente non ha perso occasione per mettere i puntini sulle ‘I’ in tutta una serie di ambiti, dalla politica estera alla pubblica amministrazione, per ricordare quali sono i valori costituzionali fondanti nel nostro paese.
Innanzitutto la cornice internazionale. Dopo gli schiaffoni presi da Est e da Ovest, dagli Usa e dalla sfilata di Pechino con i leader del sud-est del mondo, il capo dello Stato ha suonato la sveglia all’Unione europea: “C’è bisogno di istituzioni europee più forti, di volontà di governi capaci di non arrendersi a pericoli e regressioni che non sono ineluttabili”. Serve uno scatto d’orgoglio perché non si spiega come mai, dopo decenni di pace e prosperità, “l’Europa oggi venga considerata da alcuni un ostacolo, un avversario se non un nemico”. E invece “il mondo ha bisogno dell’Europa”, della sua democrazia e delle sue “regole che riconducano al bene comune lo straripante peso delle corporazioni globali – quasi nuove Compagnie delle Indie – che si arrogano l’assunzione di poteri che si pretende che Stati e Organizzazioni internazionali non abbiano”. È il 6 settembre. Dopo pochi giorni droni russi hanno sconfinato in Polonia, Israele ha compiuto un raid in Qatar e poi iniziato l’assalto a Gaza.
Attenti, ha messo in guardia il Presidente meno di una settimana dopo, si rischia il ripetersi degli incidenti che portò alla Prima guerra mondiale, che nessuno, apparentemente, voleva, ma in cui si scivolò anche per inettitudine, per “imprudenza”. Come nel 1914 “ci si muove su un crinale in cui, anche senza volerlo, si può scivolare in un baratro di violenza incontrollata”.
Il 12 settembre, in un messaggio alla Conferenza Europea di Ventotene per la Pace e la Democrazia, il capo dello Stato ha rimesso nella corretta scala storica e di valori l’esperienza dei confinati antifascisti di Ventotene, dal cui Manifesto sei mesi fa ha preso le distanze la premier Giorgia Meloni: “Fare l’Europa per superare la logica del conflitto e delle guerre, per evitare la oppressione dell’uomo sull’uomo, per ribadire la dignità di ogni essere umano, di ogni persona. Questo fu il messaggio potente che venne dagli esponenti antifascisti reclusi nell’isola, la cui lezione di vita rappresenta un esempio per le giovani generazioni”.
Passano quattro giorni e in un discorso dai mille rimandi, Mattarella ha ricordato la figura di Willy Monteiro, definendolo inanzitutto “un italiano esemplare“. Nato a Roma da genitori di Capo Verde, il giovane cuoco cinque anni fa fu ammazzato di botte da un branco di ragazzi dopo aver difeso un amico. In un clima dentro e fuori i confini nazionali che oscilla tra stadio e ring di pugilato, con echi che dagli Usa arrivano fino all’Italia, il Presidente ha lanciato un appello a non alzare i toni (chi vuol intendere, intenda…): è tornato un clima “di avversione, di rancore, di reciproco rifiuto che spesso – come si legge nei recenti fatti di cronaca – sfocia nella violenza e giunge all’omicidio. Sui social – e non soltanto su di essi – vengono spesso amplificate parole di odio. Vengono accompagnate da narrazioni create per generare sfiducia, paura, risentimento, per provocare divisioni, conflitti, scontri. Vengono rifiutate la realtà, il rispetto delle opinioni, la critica civile, la responsabilità personale di ciascuno. Il diverso da sé stessi viene visto come un nemico, un nemico da combattere e da abbattere”. Citando Martin Luther King, il Presidente ha ricordato che “l’odio moltiplica l’odio e la violenza moltiplica la violenza”. Chi può spenga i fuochi, insomma, non li attizzi.
Poche ore dopo, al Quirinale, ricevendo i partecipanti al 9° Corso-Concorso SNA per dirigenti pubblici, mentre si vivacizza il dibattito su spoils system o civil servant, se sia cioè giusto o meno che chi governa occupi tutti i ruoli dirigenziali di ogni ramificazione dell’amministrazione ( e spesso non solo), Mattarella ha ribadito che, in Italia almeno, lo Stato è di tutti. “I funzionari pubblici – per volontà della Costituzione – devono operare al servizio della collettività e vanno sottratti all’ influenza dei partiti politici”. Netto, chiaro. Perché servono uffici pubblici imparziali che seguano “criteri oggettivi, attraverso una ponderata valutazione di tutti gli interessi coinvolti, pubblici e privati” e garantiscano “parità di trattamento per tutti i cittadini”. E’ per questo che sono nati i concorsi pubblici in cui vengono selezionati non gli amici degli amici ma i migliori che devono essere “effettivamente al ‘servizio esclusivo della Nazione’”.
Ma tornando ai grandi valori, non più tardi di ieri, Mattarella è tornato sulla definizione di patriota. Nella prima Giornata degli Internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda Guerra mondiale, il Presidente ha chiamato “patrioti” i militari italiani che dissero no all’arruolamento nell’esercito tedesco e in quello della Repubblica di Salò, pagando con la vita o con l’internamento, una scelta con cui “difesero la dignità e il senso autentico dell’amor di Patria quando lo stesso vertice dello Stato si era dissolto”. Perché il fascismo, “nel farsi vassallo del nazismo, rese evidente la sua distanza dai valori più autentici del popolo italiano. Il fascismo si contrappose di fatto alla nazione e spinse quanti erano stati formati, nella cultura patriottica e risorgimentale, a cercare una nuova casa da edificare per esprimere i sentimenti del Paese”. A proposito di patrioti, per intenderci….
E alla vigilia della manovra di Bilancio, non poteva mancare un accenno all’economia. Parlando al centenario della nascita di Francesco Merloni, il 17 del mese, Mattarella ha ricordato l’impegno dell’imprenditore la cui azienda “è esemplare di un modello d’impresa moderna lontana da logiche protezionistiche e di concentrazione”.
Nelle prossime settimane il capo dello Stato sarà ancora a Napoli, per inaugurare l’anno scolastico, poi visiterà Kazakistan, Azerbaijan, Belgio e infine sarà a Tallin per il vertice Arraiolos, una tappa che giunge per l’avvicendarsi annuale dei paesi ospitanti ma che riveste comunque un significato ben preciso mentre le frontiere tra Ue e Russia vengono violate dai Mig di Mosca. Insomma, tanti spunti di riflessione, una antologia dei valori che ispirano da sempre la presidenza Mattarella, una testimonianza per ricordare che l’allerta è sempre alta.
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