PROPOSTA DI LEGGE PER FINE VITA

Lunedì 24 settembre è tornata su Raitre per la sua quarta stagione Brontolo, il programma settimanale ormai vicino alle 100 puntate, condotto da Oliviero Beha. Il tema trattato: l’accanimento terapeutico, partendo dalla morte recente di una figura di alto spessore come il cardinal Martini, a lungo vescovo di Milano. Erano presenti il senatore del Pd Ignazio Marino; l’europarlamentare del PPE Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita; Marco Bellocchio, regista di Bella addormentata, film ispirato alla triste vicenda di Eluana Englaro, caduta in un coma vegetativo lungo 17 anni; Giuseppe Casale, coordinatore sanitario di Antea, associazione Onlus che opera nell’ambito delle cure palliative; il filosofo Massimo Cacciari.

Anch’io ero stato invitato, ma, per varie ragioni diciamo concrete, ho preferito non partecipare.

La discussione è stata interessante, anche se, se non ci fosse stata la presenza di Carlo Casini, che ha agito contro in modo quasi fondamentalista, la trasmissione sarebbe finita in pochi minuti. A parte la polemica di Marino con Casini sulla legge in discussione al Parlamento (Casini mi è sembrato con idee parecchio confuse!), sia Marino che Cacciari hanno espresso chiaramente, in poche parole, la posizione di chi, pur rispettando le scelte degli altri, non ammette che tutti indistintamente, contro il loro volere, vengano sottoposti a cure mediche che agiscono con accanimento disumano sul paziente ormai in punto di morte, o in stato vegetativo. Se fossi stato presente, avrei sposato in pieno, senza pensarci due secondi, le parole di Marino e di Cacciari. E Cacciari, più passionale, si è anche scagliato contro chi butta ogni questione, soprattutto quelle vitali, nella mischia ideologica.

Anch’io rivendico il diritto a decidere della propria morte, ho il diritto di scegliere come morire: prolungando la mia agonia oppure secondo le leggi della natura. Non accetto che mi si imponga, tanto meno da parte dei partiti che, secondo Marino, starebbero di nuovo strumentalizzando la legge in discussione a scopi elettorali, che io viva finché una macchina riesca a tenermi su un lettino. Questa è mostruosità! Questo è un accanimento inaccettabile anche dal punto di vista della mia fede cristiana. Dio non vuole che io soffra al di là del lecito. E il lecito è stabilito dalla stessa natura umana. Non intendo morire seviziato da una macchina tecnologica, o da cure palliative che servono solo a prolungare, al di là delle leggi di natura, la mia “apparente” esistenza terrena.

I nostri vecchi, più saggi e profondamente cristiani, si lasciavano morire rifiutando il cibo. Alla mia domanda di ragazzo sul perché il nonno o lo zio era morto, mi rispondevano: “Non ha mangiato più!”. Sì, rifiutavano di nutrirsi o di bere, perché era ormai inutile, e non volevano far soffrire anche i parenti oltre il dovuto.

Non accetto quindi che mi si imponga forzatamente neppure il cibo o l’acqua. 

Mi sembra noioso ripetere le stesse cose: voglio morire, secondo una scelta mia, senza oltrepassare i limiti della natura. Perché proibirmelo? E poi, che c’entra la Chiesa o la politica? È la scienza medica che mi deve dire se la mia esistenza è ancora vita oppure è solo un’ombra di vita.

Perciò, aderisco, e sottoscrivo, alla “Proposta di legge per fine vita”, di Furio Colombo e Emanuele Fiano. Non saprei aggiungere altro.

Don Giorgio De Capitani – Sant’Ambrogio in Monte di Rovagnate (Lc)
 

PROPOSTA DI LEGGE PER FINE VITA

Furio Colombo
Emanuele Fiano

Onorevoli Deputati, nei giorni della scomparsa di Carlo Maria Martini, già arcivescovo di Milano, la sorella del prelato, Giulia, ha voluto far sapere ai media che, giunto al momento più doloroso e difficile, il prelato ha potuto dire ai medici che lo assistevano, la rinuncia a qualunque proseguimento delle tecniche di mantenimento in vita, e ha espresso la richiesta, a cui i medici hanno aderito, di essere sedato in modo da poter morire senza terrore e senza dolore.
Ciò che è avvenuto per il Card. Martini non è un privilegio ma un fondamentale diritto umano che però il legislatore italiano ha finora impedito con incomprensibili divieti. I tre  articoli della proposta di legge che segue intendono porre fine alla negazione di questo diritto, e restituire ai cittadini italiani  la piena libertà di scelta mentre si avvicina il momento estremo del fine vita e la persona, mentalmente integra o una persona per tal motivo delegata, esercita l'ultimo essenziale diritto:  decidere, in luogo dei sanitari o di altri, come morire. Può essere utile notare che – oltre all'ispirazione, esempio e dichiarazione del cardinale Carlo Maria Martini al momento della sua morte – questo testo si avvale, nell'ultimo paragrafo dell'art.1, di una affermazione contenuta in un documento presentato a Pio XII e da lui accolto.

Art. 1- Ogni  cittadino  ha il diritto di decidere liberamente di non "vivere" in stato di coscienza la propria agonia e la propria morte. Ha diritto perciò di chiedere di essere "sedato" entrando nella fine irreversibile di ogni sofferenza e ogni angoscia, anche qualora l'uso di narcotici possa abbreviare la continuazione della vita dell'organismo.

Art. 2 – La legge istituisce una "alleanza medico – paziente" che stabilisce inequivocabilmente il diritto di ogni ammalato irreversibilmente inguaribile  di scegliere il momento in cui ricevere una "sedazione" definitiva che lo accompagni, in perfetta   incoscienza  senza ritorno,  alla morte dell' organismo. Tale diritto è esercitato da chi, per legame naturale o come indicato da una precedente dichiarazione esplicita, rappresenta la volontà dell'ammalato, nel caso di impossibilità diretta di comunicare da parte del paziente.

Art. 3 – Le strutture sanitarie pubbliche e private sono responsabili della sofferenza fisica, psicologica  e morale conseguente alla non applicazione della presenta legge, a causa di carenze tecniche e o amministrative, e ne rispondono in sede civile e penale.

 

11 Commenti

  1. agostino ha detto:

    Come si fa a capire se il paziente si chiude in se stesso e rifiuta spontaneamente l’acqua o se questo non è in grado di chiederla perché magari la testa si è persa altrove (penso ad esempio ai malati di alzeheimer)?

  2. max ha detto:

    Le stavano per staccare la spina, ma lei si è risvegliata. Una storia incredibile quella di Carina, una ragazza danese di 19 anni. I medici, infatti, avevano ormai dichiarato la sua morte cerebrale, decidendo di “staccare la spina” per espiantarle gli organi. Ma all’improvviso lei si è risvegliata.

    Proprio pochi minuti prima che l’ospedale danese dove era ricoverata stava già cominciando a prepararla per portarla in sala operatoria. Il tutto con il consenso dei suoi familiari che avevano concordato con i medici di far cessare il supporto vitale e di spegnere quel respiratore che la teneva in vita.

    Carina era rimasta gravemente ferita dopo uno spaventoso incidente stradale. Era uscita con il corpo dilaniato dal devastante scontro della sua auto. Le speranze di sopravvivenza erano pochissime. Per tre giorni i genitori avevano sperato, poi la sua attività cerebrale aveva cominciato a rallentare facendo prevedere il peggio. È a quel punto che i medici hanno contattato la famiglia, hanno illustrato loro la situazione paventando la morte cerebrale.

    Dopo il coma, ora è in fase di recupero. Cammina, parla e ha già progetti per il futuro: “Voglio fare la graphic designer e tornare a montare il mio cavallo, Mathilda, come si deve”. Tutta la Danimarca ha vissuto intensamente questa storia e ci si interroga sulle responsabilità dei medici e della struttura ospedaliera, la seconda città del paese.

    L’impatto sull’opinione pubblica è stato tale da indurre il governo danese a rivedere le linee guida che regolano i trattamenti di fine-vita. Il padre di Carina è infuriato con i medici. Al giornale danese Ekstra Bladet ha dichiarato: “Quei banditi in camice bianco avevano rinunciato troppo in fretta perchè volevano un donatore”. I genitori hanno chiesto i danni all’ospedale, ma i medici respingono le accuse e al Daily Mail dichiarano: “Da un punto di vista medico non sono stati commessi errori. Per la ragazza non è mai stata dichiarata la morte cerebrale. Ma questa storia dimostra quanto sia importante la comunicazione tra medici e pazienti: se il personale medico si fosse espresso in maniera diversa, i genitori non si sarebbero sentiti raggirati”.

  3. ada ha detto:

    In questi argomenti, in genere, non metto bocca perchè riterrei più giusto sostare di fronte alle tragedie e non mettere sotto la legge tutto l’agire umano; però mi rendo conto che se qualche giudice di volta in volta sentenzia, allora bisogna dare un qualche regolanmento.
    Quello che noto oggi, comunque, nel 2012,
    con la crisi che stringe,
    c’è più cura per gli anziani e che non c’è più rifiuto per quelli gravi,
    che con la loro pensione, spesso, sono l’unica fonte certa di reddito.
    E’ forse un intervento della Provvidenza? Mi piace pensarlo.

  4. dagoberto ha detto:

    Pazzesco. Noi cittadini dobbiamo pagare un ticket salato per ogni visita o medicina, quando la nostra sanità di fanatici incompetenti ci obbliga a cure ospedaliere costosissime anche se non le vogliamo più

  5. max ha detto:

    su questo punto non sono d’accordo

    “Non accetto quindi che mi si imponga forzatamente neppure il cibo o l’acqua.”

    sia perchè sono le prime 2 0pere di misericordia sia per il fatto che “l’alimenzazione forzata” è una costante comune di quasi tutti gli anziani affetti da demenza senile, arteriosclerosi, Alzheimer ecc…

  6. Giuseppe ha detto:

    Concordo in pieno. Anch’io aderisco, e sottoscrivo, alla “proposta di legge per fine vita”, di Furio Colombo e Emanuele Fiano.

  7. lina ha detto:

    Che strana Sanità. Sperimento sulla mia pelle che in caso di malattie croniche che richiederebbero diversi accertamenti come risulta dal tesserino di esenzione, i medici sia di base che gli specialisti, manco si sognano di prescriverteli e questo da 10 anni e quindi direi tempi non brevi. Per la prevenzione del peggioramento di una patologia già in atto, lo Stato pensa solo a risparmiare, però se un malato decide di non volere l’accanimento terapeutico in casi gravissimi, vuole costringerlo ad accettare cure inutili e sofferenza ulteriore.. Allo stato dei fatti sembra che lo Stato con una mano ti affoghi quando ancora ti potresti salvare, e con l’altra cerchi di aiutarti ma solo quando ormai non c’è più niente da fare. Confesso che faccio molta fatica a capire questo meccanismo perverso.

  8. Gianni ha detto:

    La questione è molto delicata, e la stessa formulazione della legge evidenzia, a mio avviso, come la redazione della stessa non tenga conto di alcuni fondamentali principi.
    Da questi discendono poi conseguenze gravi…comunque si vede che la legge non l’ha redatta un tecnico, un giurista, nè un medico.
    Ma procediamo con ordine nel seguente ragionamento.
    Perché far discendere certi diritti da situazioni praticamente impossibili da accertare?
    Partiamo dai concetti fondamentali esposti nell’atricolo, perchè è lì il nocciolo della questione, agonia e morte.
    Ma esiste un altro fondamentale concetto: scienza medica.
    La medicina, come sa ogni medico, non è una scienza, ma un’arte, perché sia la prevedibilità di una prognosi, sia l’efficacia di una terapia, non esistono in termini assoluti, ma sono soggetti a valutazioni discrezionali, al più statistiche, e tali statistiche possono spesso essere caratterizzate da elevata varianza….
    Cioè, come dice Trilussa, la statistica è quella cosa che se dice che magiamo un pollo a testa, potrebbe anche significare che io ne magno uno e tu…nessuno!
    Ne consegue che quello che, scientificamente, può essere accerttaa è la morte, quando intervenuta, ma non è possibile definire con sicurezza la prossimità alla morte.
    Solo Dio, se esiste, la conosce…..
    Visto che in vita mia mi sono occupato anche di medicina, devo dire che è sorprendente come spesso situazioni date per spacciate da alcuni, siano in realtà…
    Non posso scordarmi di un caso, di un paziente affetto da tumore, considerato allo stadio terminale….
    Si recò in un centro dedicato a cure innovative, in particolare incentrate sull’uso di terapie ipertermiche e di vario genere..
    Beh, sono anni che lo incontro a dispetto della prognosi…
    Ed i nuovi esami, successivi al trattamento, lo indicano come completamente guarito, eppure era considerato in stadio terminale.
    Comunque questo non è ancora il prolema più grave, il problema più grave è quando attribuisci determinati effetti giuridici a situazioni che non sono chiaramente definibili, tanto che occorre poi domandarsi…ma ci trovavamo in quella situazione lì, prevista dalla legge, ecc? oppure no???
    Mi spiego: è chiaro che se, ad esempio, determinati effetti giuridici conseguono alla morte di una persona, questo è un fatto certo, o si è morti, clinicamente, cioè quando la morte è clinicamente accertata, o si è ancora vivi…. Anche se neppure questo è un fatto sempre certo e sicuro..vedi fine mio commento, figuriamoci una previsione sulla situazione di irreversibilità in cui si trova il paziente……
    Ma la prossiità alla morte, come si definisce, come si stabilise?
    Credo che nessun medico potrebbe sinceramente pronunciarsi, e veniamo, quindi, agli articoli di legge:
    art. 1…..diritto di decidere liberamente di non “vivere” in stato di coscienza la propria agonia e la propria morte.
    Sembra che il diritto di decidere vada applicato quando si è in stato d agonia, cioè prossimi a morire, ma quando si è realmente in stato di agonia?
    Chi lo decide?
    Credo che solo il padreterno, ammesso che esista, lo sappia.
    Certo, non si può intendere agonia nel senso di sofferenza, dolore, da agos, perché se fosse per questo ci sono situazioni di intenso dolore, che nulla hanno a che fare con la prossimità alla morte.
    Lo vediamo al pronto soccorso..nel quale l’ordine di priorità non viene assegnato in base al dolore, ma alla gravità del caso.
    L’ammalato irreversibilmente inguaribile sembra indicare una sorta di parametro oggettivo,che invece è tutt’altro che tale.
    SI vede proprio che chi ha redatto la legge di medicina ne capisce poco…
    Potrei al riguardo dire almeno due cose:
    intanto, potrebbero esserci cure particolari,per cui la diagnosi di malato irreversibilmente inguaribile verrebbe disattesa, e ce ne sono stati casi di questo tipo, anche a prescindere da intervento di quei fatti, che vengono talora richiamati nei procedimenti d beatificazione e /o santificazione, ma lasciamo anche perdere i casi eccezionali, o legati a cure non conosciute…
    Ma anche tra i medici tradizionali, e che usano la medicina occidentale tradizionale, compresa la cura dei malati terminali di tumore…..
    Sappiamo di casi di persone in coma, addirittura indotto farmacologicamente, che si sono riprese, e poi c’è lo stesso riferimento legale al medico che opera in scienza e coscienza, a sottolineare che esiste un ambito soggettivo di giudizio,che prescinde da ogni valutazione oggettiva.
    Quindi, lasciamo queste decisioni in mano a medici, dei quali uno potrebbe dare una valutazione, ed un altro un’altra?
    In altri termini, provate a domandare ad un medico se è pronto a giurare anche a fini legali, che siamo in presenza di un malato irreversibilmente inguaribile..vi dirà..e come faccio a dirlo?
    Statisticamente, forse, ma qui si parla di irreversibilmente..è proprio questo il punto..l’irreversibile non esiste in medicina, è una presunzione della legge, ma contrasta con la realtà.
    Se proprio si vuol riconoscere un diritto a come terminare i propri giorni, questo non va ricondotto a situazioni che un medico non può determinare, ma alla pura volontà del singolo.
    Vuole rifiutare le cure, ma non solo quando sia in fin di vita, e quindi si dia questo diritto al singolo a prescindere da tali situazioni, che creano solo problemi.
    Vedi dopo……

    Ma veniamo all’art. 3:
    si parla di responsabilità civile e penale, peraltro dimenticandosi che quest’ultima deve osservare il principio di tassatività della legge penale, quindi se uno risponde penalmente, dovebbe essere la stessa legge a quantficare la pena, cosa che la legge stessa non fa….ulteriore conferma che tale legge sembra fatta da dilettanti del diritto…
    comunque ecco il problema più grave:
    si parla di inadempimento, ma quando scatta?
    Perché scatti, ci deve essere quella situazione di irreversiblità clinica, che nessun medico potrà mai accertare…
    Rischiamo quindi di avere una legge che sarà lettera morta…se i medici dichiareranno impossibile accertare la situazione di irreversibilità clinica.
    O che anzi potrebbe essere applicata troppo disinvoltamente…come faremo a sapere se ci troviamo realmente in una situazione di irreversibilità clinica, chi ce lo dice?
    Il padreterno?
    E chi non ha contatti preferenziali con lui, come fa?
    Gli telefona?
    C’è, fuor di battuta, il timore che magari si dichiarino poi troppi casi di irreversibilità, nel timore di vedersi applicare una responsabilità civile e penale, che invece uno non ha…..
    Una legge non ipocrita doveva recitare che ogni cittadino ha diritto a porre termine ai suoi giorni, in caso di patologia, precisando i casi, questi si, definibili a priori, di patologia, cioè se uno ha una determinata patologia, definibile a priori,
    ed agevolmente accertabile, potrebbe dire che in certi casi, se divenisse incosciente, potrà a priori rifiuare le cure mediche. Es. dire in caso di tumore, di ictus, ecc. ecc., che sarebbero condizioni clinicamente ed oggettivamente accertabili, invece in questo modo si riconduce ad una situazione che, ad oggi, la scienza medica non è in grado di definire, anche perché si basa su previsioni, non su certezze dello stato attuale del paziente, cosa molto più oggettivamente definibile.
    Volete un esempio?
    Eccolo: da http://affaritaliani.libero.it/
    copia ed incolla:
    “Mi dispiace, ma vostra madre è morta”. “Scusate, c’è stato un errore, è ancora viva ed è stata dimessa”. Alla fine invece, la signora di 82 anni era in piena salute ma ancora sul suo letto d’ospedale. Clamorosa serie di errori in una clinica della provincia di Pistoia

    • Don Giorgio ha detto:

      Penso di averlo già detto, e lo ripeto: i commenti devono essere brevi, sintetici, chiari, altrimenti sarò costretto a non approvarli.

      • Gianni ha detto:

        capisco, ma non sempre è possibile essere sintetici, almeno che non ne vada di mezzo la chiarezza

  9. ada ha detto:

    Beato lei che si fida della classe medica!!!