Omelie 2013 di don Giorgio: Festa della Santissima Trinità

 26 maggio 2013: Festa della Santissima Trinità

Gen 18,1-10a; 1Cor 12,2-6; Gv 14,21-26

Oggi dire santissima Trinità ci lascia tutti quanti un po’ indifferenti, e non crea più quelle discussioni teologiche che, nel quarto secolo, avevano generato tali tensioni da mettere in seria difficoltà la stessa unitarietà della Chiesa, tanto è vero che ci vollero due Concili (quello di Nicea del 325 e quello di Costantinopoli del 381) a stabilire un po’ di ordine e di chiarezza nei termini che venivano usati, tra cui uno in particolare, “homoùsios”, tradotto in italiano con l’espressione “della stessa sostanza” o “consustanziale”. Il Credo che solitamente recitiamo durante la Messa, quello più lungo per intenderci, è il frutto di questi due Concili, tanto è vero che si chiama anche Simbolo niceno-costantinopolitano. Il Concilio di Nicea affronta il rapporto tra il Padre e il Figlio, quello di Costantinopoli il rapporto tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Nel Catechismo ci hanno sempre insegnato che Dio è uno solo, ma in tre Persone, uguali e distinte.
È un mistero che ha analogie in tutto il creato. Si dice: la famiglia è una, ma si compone di padre, madre e figliolanza; l’albero è uno solo, ma risulta di radici, tronco e rami; il fiume è uno solo, ma risulta di sorgente, corso e foce; nell’unica terra vi sono tre regni: minerale, vegetale, animale; il tempo si distingue in passato, presente e futuro; un solo triangolo equilatero si compone di tre lati uguali e distinti. È classico il simbolo del trifoglio.
In ogni caso, è evidente che si tratta di un Mistero, e che perciò sarà sempre a noi incomprensibile: i simboli o le analogie ci possono aiutare, ma fino a un certo punto. Per questo molti mistici e molti santi non facevano altro che lodare, cantare, far silenzio, meditare, contemplare: “Nessuna parola, nessuna parola, perché ogni parola lo limita”, dicevano. Di Dio è molto più ciò che non si può dire che ciò che si può dire.
Tuttavia, non possiamo dimenticare che la Santissima Trinità ci coinvolge come creature. Siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio, dunque della Santissima Trinità. Possiamo chiederci: che cos’è che caratterizza la Santissima Trinità?
Don Marco Pedron ci aiuta a riflettere. «La festa della Trinità dice: “In Dio ci sono tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo” e tutte e tre sono Dio. Tipico di queste tre persone non è la solitudine (non sono tre divinità) ma l’essere in relazione con gli altri due. Gli occidentali dicono: C’è chi Ama (ovvero il Padre), chi si sente Amato (ovvero il Figlio) e c’è l’Amore (ovvero lo Spirito) che li unisce”. Gli orientali dicono: “C’è il Padre, la Madre (lo Spirito) e il Figlio (generato dal Padre e dalla Madre/Spirito)”.
Tutti noi facciamo questa esperienza: qual è la cosa che più cerchiamo nella vita? L’amore! Ma perché ci sia l’amore non bastano due persone; non basta un uomo e una donna, non bastano due amici, non basta una madre e suo figlio. Perché ci sia l’amore servono tre elementi: due persone e una relazione. Ci sono io, ci sei tu, ma se non c’è il legame fra me e te, se non c’è una relazione, un rapporto forte e profondo, se non c’è qualcosa che ci unisce, se non c’è l’amore, siamo separati e lontani e non c’è neppure comunicazione. Ciò che conta in una relazione è che non ci fondiamo (io e te non siamo la stessa cosa), che non siamo separati (io e te non siamo distanti) e che ci amiamo (che ci sia una relazione fra di noi).
La festa di oggi che senso ha? Tenta di esprimere una verità inesprimibile: “Dio è Amore; Dio è Relazione”. E per parlare della relazione tra Padre, Figlio e Spirito Santo, si usò una parola: pericorèsi. Peri-coreo vuol dire andare attorno, danzare (il choros è la danza). La Trinità è Vita, Relazione, Danza, Divenire, Amore, Comunicazione, Darsi e Riceversi.
Ad aiutarci a capire ciò che s’intende per relazione ci viene incontro la fisica cosiddetta quantistica, la quale in poche parole ci assicura: il tutto è in relazione con il tutto. Cioè: qualunque cosa succeda nel mondo ha una vibrazione, una eco, magari piccola (ma ce l’ha!) in tutto il mondo e su ogni essere. Allora non è vero che ciò che faccio riguarda solo me. Ciò che faccio, nel bene e nel male, si riverbera su ogni cosa e su tutto ciò che vive. Sui più vicini, prima di tutto, e su ogni creatura. E tutto ciò che succede si riverbera su di me. Tutto quello che faccio, allora, non lo faccio solo a me ma a tutto il mondo. Se io divento più consapevole, tutto il mondo diventa più consapevole. Se divento più fiducioso della Vita o più coraggioso nelle scelte o più illuminato o più cresciuto nel mio essere uomo, tutto il mondo diventa così. E quando odio, non solo io ma tutto il mondo subisce il mio odio. E quando maledico la tua vita, maledico tutta la Vita. E quando prego e il mio cuore è unito a Dio, non lo faccio solo per me ma prego davvero per tutto il mondo.
Tutto è collegato a Tutto. Tutto è Uno, cioè, interconnesso (Gv 17,11). E poiché tutto è connesso non esiste niente di separato, di isolato, di “fuori”, che non abbia a che fare con il resto. Tutto è unito e nulla è diviso dal resto. Questa cosa adesso la sappiamo anche dalla fisica quantistica, ma i mistici di tutte le religioni ce l’hanno detta e la sapevano da sempre: nulla è separato ma tutto è terribilmente unito.
La grande miopia è isolare il bene dal male, come se fosse possibile fare così (cfr. Mt 13,24-30). Quando succede qualcosa, cosa si fa oggi? Bisogna trovare subito un colpevole. Trovatolo, poi tutti si sentono a posto, tranquilli, come se solo lui fosse il colpevole, il male da estirpare. Invece tutto è collegato a tutto!
Ma la festa della Trinità dice un’altra cosa ancora: ciò che unisce il tutto è l’Amore che sostiene ogni cosa. La Trinità è un altro modo per dire Amore. L’amore è la realtà ultima e più profonda di ogni cosa.
Torniamo ancora alla fisica quantistica. Essa conosce quattro tipi di forze: l’interazione forte (l’energia nucleare, quella delle bombe atomiche, tanto per capirci), la forza gravitazionale (se lascio andare una penna cade per terra), la forza elettromagnetica (quella che ci permette di ascoltare la radio, vedere la tv, navigare in internet, inviare sms e usare i cellulari). Ma vi è un’altra forza, chiamata la forza debole, debole rispetto alle altre!). Essa soggiace a tutte le cose (particelle, forze, campi) ed è presente in tutto l’universo… Ecco, l’amore è come la forza debole che sostiene ogni cosa, che è dentro ogni cosa. È una forza: perché quando sei amato, tutto si può affrontare, tutto è possibile e nulla ti fa più paura. Ma è debole: non si impone, non si compra, non si può pretendere, non si può imporre. La forza dell’amore è che non è forte. Gandhi, con la forza debole (la non violenza) ha ottenuto ciò che gli altri con la violenza non ottennero.
Guardo a Gesù Cristo: un amore crocefisso, che non si è difeso, che non ha potuto sottrarsi all’odio dei suoi persecutori. Ma che c’è di più debole di questo? Eppure quest’amore ha salvato il mondo. È quest’amore che salva il mondo. Gesù amava così, debolmente: non si imponeva, non faceva paura alle persone e non le terrorizzava; faceva una proposta e se non era accettata non ne faceva una questione personale; non era aggressivo o manipolativo. Gesù andava da tutti e diceva: “Sono qui per amarti: ti va di aprire il tuo cuore?”. Non forzava e non buttava giù la porta; sapeva benissimo che a volte la paura di aprire il proprio cuore e di farsi amare per quello che si è era così grande che le persone preferivano rifiutare. A tutti, in ogni caso, diceva: “Anche se tu non mi ami, non ti preoccupare perché io non ritiro il mio amore per te”.
Cos’è l’unica cosa che ci convince davvero? Vi ricordate il figliol prodigo, quando torna dal Padre? “Gli dirò: «Padre ho peccato contro il cielo… contro di te… bla… bla… bla…»”. Ma quando inizia a parlare, il Padre lo abbraccia e nel suo silenzio gli dice: “Ti aspettavo”. Da quel giorno capì l’amore: la debolezza del Padre gli entrò dentro.
L’amore è la forza più forte che esista ed è la più forte perché è la più debole. È quest’amore che sostiene ogni cosa; è la Forza Debole il segreto soggiacente all’universo».

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