La speranza oltre l’inutilità del natale

speranza[1]
di don Giorgio De Capitani
Se si sospendesse per qualche anno
la celebrazione delle festività natalizie,
che cosa succederebbe? 
Parlo naturalmente del natale consumistico
(consuma-prodotti, o del do ut des),
del natale ritual-religioso, ridotto
alla messa di mezzanotte e alle confessioni-comunioni di precetto
(come una sveltina, e via),
del natale babbo-natale televisivo
(soprattutto babba-natale mezza vestita),
dei pranzi/cene a non finire
(noiosi e anti-dietetici),
del natale come preliminare per gli orgasmi dell’ultimo dell’anno… 
Sì, forse ci sarebbe una crisi peggiore di quella economica.
E la stessa crisi economica subirebbe ulteriori ricadute. 
Ma, almeno, non  potremmo moderare i termini,
ridurre le parole, evitare le solite frasi ipocrite,
insomma non potremmo… tacere?
Il papa fa il solito show populista, una voce nel deserto,
i ministri della religione contano i fedeli in chiesa
e anche le loro offerte,
i credenti poco praticanti hanno un momento di crisi mistica
che dura però quell’attimo in cui varcano una chiesa
tutta addobbata a festa, con mille luci allucinogene,
i reclusi sembrano respirare un po’ di speranza
alla vista di una tonaca bianca,
i mafiosi e i criminali che sono fuori approfittano
della bontà momentanea della gente
per tener viva quella cattiveria che, natale o non natale,
sembra sfidare l’onnipotenza divina.
Anche quest’anno il natale sarà un’altra delusione?
Al mattino del prossimo giorno feriale
si tornerà feroci come sempre:
un popolo che raglia e obbedisce alla idiozia
dei nostri più stupidotti politicanti
che, con la patente di sonora asineria,
comperata alle bancherelle paesane,
pensano al nostro tubo digerente,
e noi, asini altrettanto patentati,
li promoviamo professori della patria.
Un augurio?
Che ognuno si riprenda la propria mente,
possibilmente rifletta alla luce dei grandi pensatori del passato
che, ora da lassù, dall’alto dei cieli chiusi,
vorrebbero aprire un varco,
e mandarci qualche riflesso divino.
Forse non c’è più speranza.
Forse la speranza c’è, ma siamo noi a non sperare più.
Nonostante tutto, vorrei ancora sperare,
e non farmi omologare alla disperazione altrui.
Con una promessa:
di essere ancor più determinato,
voce ancor più critica,
bestemmiatore delle ipocrisie religiose e laicali,
disobbediente alle convenienze autoritarie,
realista e utopista,
fanatico osservante della mia coscienza.

7 Commenti

  1. Antonio ha detto:

    Forse non bisogna mai disperare. Intanto vedere scritte, come qui, cose che penso, lo trovo positivo. Alla faccia dei nani e ballerini delle scadutissime TV, dei tristi politicanti, con mentalità ipocrita e truffaldina: dico così non solo dei rappresentanti istituzionali di rango elevato: io, per lavoro, devo contattare gli amministratori dei nostri bei comuni, e non vi dico!; esistono sacche di malaffare che, qualitativamente, sono di caratura non diversa rispetto a quella di realtà più grandi e perciò, riportate dai media nazionali. Altro che balocchi, palle rosse e d’oro, alberi, stupide luminarie, sciocchi auguri a comando e, perciò stesso, generalmente ipocriti e discorsi dolciastri e falsi come campane rotte. Bisogna, invece, tornare a pensare in grande, pensare profondo e, perciò, studiare i grandi pensatori del passato, spegnere le tv (nessuna merita di essere salvata), per uscire da tragico imbesuimento in cui ci troviamo. Secondo me solo così si può tornare a guardare al futuro.

  2. lina ha detto:

    Visto che comunque gli uomini non riescono ad essere buoni durante tutti gli altri giorni dell’anno, accontentiamoci del giorno di Natale così ci prendiamo una pausa da tutte le brutture, perchè 364 giorni di cattiverie sono duri da digerire. Facciamo un giorno di digiuno dalla cattiveria….per modo di dire.

  3. Giuseppe ha detto:

    Il vangelo di Luca (liturgia natalizia: messa dell’aurora) racconta: “Appena gli angeli si furono allontanati da loro, i pastori si dissero l’un l’altro: «Andiamo fino a Betlemme a vedere quello che il Signore ci ha voluto comunicare». Andarono dunque, senza indugio, e trovarono Maria, Giuseppe e il bambino, adagiato in una mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupivano di ciò che dicevano i pastori, mentre Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. E i pastori se ne tornarono alle loro dimore, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano visto e sentito”.
    Viviamo in un mondo smaliziato e l’uomo d’oggi ha perso molto del suo candore e (soprattutto) della sua innocenza, avendo visto tutto e di tutto, o almeno essendo convinto di averlo fatto. Certo non si meraviglierebbe della visione di schiere di angeli e del loro annuncio, forse attribuendo la cosa all’abuso di sostanze stupefacenti o alla manifestazione di fenomeni paranormali, che sempre più spesso vengono rappresentati nei film e telefilm più popolari. Oppure cercherebbe di indovinare dove sta il trucco. Né tantomeno sarebbe colto da stupore osservando la sacra famiglia che cerca di riscaldarsi in una povera stalla, unita in un grande abbraccio. Non avvertirebbe il senso di beatitudine che trasmette quella scena carica d’amore e non si accorgerebbe della luce quasi impalpabile che emana riscaldando i cuori. Al limite si potrebbe addirittura scandalizzare non vedendo nessun addobbo o dolce tipico con cui poter festeggiare l’evento. Perché una festa non è festa senza giochi, allegria, chiasso e grandi mangiate e, magari, appena un po’ di sballo tanto per vivacizzare l’ambiente. Temo che la chiesa per prima non faccia molto per dare il giusto risalto al mistero dell’incarnazione del figlio di Dio e spiegare il suo significato per l’uomo d’oggi, limitando il tutto a gesti esteriori che, seppur lodevoli, rischiano di rimanere fini a se stessi.

  4. zorro ha detto:

    Il natale e’ annuncio di speranza.Le cose brutte del mondo rimangono possiamo solo avere conforto in questa vita,poi ognuno di noi ha il proprio credo e la propria sensibilita’,ma tutti siamo accomunati ad un unico destino.

  5. Edoardo ha detto:

    È quasi la una di notte e siamo appena tornati a casa dopo aver festeggiato il natale, come descritto efficacemente nell’articolo. Abbiamo lo stomaco un po’ pesante per il troppo cibo ingoiato: diciamo il triplo (antipasto, primo, secondo, frutta e dolce e spumante) di quello che mangiamo di solito (primo oppure secondo e frutta) per combattere Glicemia, Colesterolo ecc…. Domani un po’ di verdura e via.
    Tuttavia ad una cosa importantissima è servito: Noi nonni ci siamo riuniti con i figli e nipoti e con loro abbiamo trascorso ore piacevolissime. Non capitava da molto tempo e ci ha fatto molto piacere.
    Ecco, come da una cosa vergognosamente commerciale sia scaturita una cosa piacevole e commovente.
    Non è molto, ma neppure poco.

  6. Filippo ha detto:

    Personalmente ho fatto entrare dentro l’Agnello col suo sacro sangue e sbattuto fuori la babilonia ipocrita ed idolatra. Ho bevuto per troppo tempo l’effimero ed amaro cocktail/calice della vanità umana mixato col ghiaccio/veleno della vacua speranza prontamente disattesa. Il regno relativo degli uomini, patrocinato da un certo padrone, è questo, don Giorgio, prendere o lasciare (secoli e secoli di storia son lì a ricordarcelo, le solite pellicole con trama sempre uguale e dove a cambiare son solo gli attori protagonisti), ed io onestamente mi son rotto di riporvi ulteriore fiducia e “speme”. Il mio sguardo è oramai proiettato verso il regno dell’assoluto, avendo capito definitivamente di essere in questo mondo ma di non essere di questo mondo. Ma credo soprattutto di aver capito di non essere qui per cambiare l’intero copione scritto “ab ovo usque ad mala” dal grande Sceneggiatore che ci ama realmente e su cui va riposta la nostra “vera” speranza. “Sursum corda”, quindi, e sguardo dritto verso l’azzurro sopra di noi!!!!

  7. GIANNI ha detto:

    A me il natale fa abbastanza pena, sopratutto perchè è una grande ipocrisia.
    Si dice: almeno il giorno di natale essere più buoni…
    ma non sarebbe meglio invece essere migliori tutti gli altri giorni e, magari a natale, esserlo un po’ meno.
    Secondo me natale rischia di essere un po’ allucinogeno.
    Si immagina che, perchè è natale, poi magari le cose andranno meglio, e invece no, è solo un’illusione.
    Pensavo, in questi giorni, ad alcune questioni che dovrò affrontare prossimamente, e dicevo tra me e me: quelle questioni non cambiano, solo perchè è natale.
    Non c’è una magia che risolva, e l’indifferenza di tanti per tante questioni è di ieri, di oggi, ma anche di domani e dopodomani, a natale come negli altri giorni.
    Forse, a natale, c’è qualcosa di positivo,diciamo che magari gira un po’ più di denaro, ed abbiamo l’illusione che le cose vadano meglio, magari anche perchè abbiamo la pancia più piena del solito.
    Ma da domani …….
    la solita indifferenza, i soliti problemi, le solite cattiverie, oggi, come ieri, come domani, dopodomani e gli altri giorni a seguire.
    LA cosa peggiore è pensare che visto che sta per iniziare un nuovo anno, poi…
    poi niente, anche l’anno nuovo ci presenterà il suo conto, fatto di cose brutte, qualcuna magari anche bella e via, di nuovo tutto come sempre.
    Perchè illudersi, perchè credere in qualche magia che non esiste, se non nell’animo di coloro che vogliono illudersi?