
Premetto che già qualche anno fa avevo telefonato e parlato con don Massimo Biancalani, avevo bisogno anche del suo sostegno per un documento a cui avevano già aderito tre o quattro preti italiani. Mi rispose che era troppo impegnato con i suoi ragazzi per pensare a dei documenti. Aveva perfettamente ragione.
L’altro giorno di nuovo telefonai, mi ripose subito, ed espressi tutta la mia solidarietà. Fu una lunga telefonata. Mi disse come era la situazione, dopo che era stato rimosso dal suo incarico pastorale da parte dei superiori curiali e vaticani. Mi parlò della mancanza di sostegno dei suoi superiori, vescovi compresi. Disse peste e corna dei politici locali e nazionali, in particolare dell’odio dei leghisti nei suoi riguardi. Un quadro veramente deprimente che rivela la mancanza di sensibilità anche di una Chiesa istituzionale che non vuole prendere posizione, difendendo preti di frontiera. Vincono come al solito i cristiani perbenisti, coloro che vanno in chiesa senza voler sentire la puzza dei disgraziati.
Ho sempre espresso ciò che penso: un vescovo dovrebbe permettere spazi per il ricupero degli emarginati, e non far chiudere esperienze diciamo estreme solo perché danno fastidio, suscitano critiche da parte del potere che pensa solo all’ordine fascista.
La Diocesi milanese, me lo ha confermato don Biancalani, è assente in fatto di accoglienza degli immigrati più bisognosi. Ci sono diverse strutture per l’accoglienza, perché ci sono immigrati e immigrati. Ben vengano preti alla don Biancalani, e sono tra l’altro pochi, che hanno il coraggio di dare accoglienza a tutti.
Dopo l’articolo vi propongo due video in cui la leghista fuori di testa Ceccardi ragiona con il culo, dicendo tra l’altro sciocchezze e falsità. Se un leghista maschio è un pezzo di merda, una leghista è una perversione mentale imbattibile.
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da www.vinonuovo.it
25 Agosto 2026
Esperienze di Chiesa
Ero forestiero e mi avete sfollato:
il “caso” Biancalani
di Alessandro Manfridi
Quali sono gli appelli che Mt 25, 35 e la pastorale dei migranti e dei rifugiati rivolgono alla pastorale, soprattutto ordinaria, delle nostre comunità ecclesiali?
Vorrei proporre qualche spunto di riflessione in merito al caso di don Biacalani. Questi i fatti: il sacerdote pistoiese, conosciuto come “ il parroco degli immigrati” o “dei clandestini” che dir si voglia, viene sollevato dalla guida delle parrocchie di Santa Maria Maggiore in Vicofaro e di San Niccolò in Ramini, Diocesi di Pistoia, dal vescovo Fausto Tardelli e dal suo successore Augusto Mascagna, mentre il suo ricorso presso la Santa Sede viene respinto.
Questa notizia ci fa tornare alla mente la vicenda, nota a tanti, che ha coinvolto l’ex sindaco del Comune di Riace, Mimmo Lucano. La sua politica di accoglienza ed integrazione degli immigrati, che aveva portato ad indicare il “modello Riace” come esempio virtuoso da imitare non solo da parte del PD e della sinistra italiana, ma anche da parte delle istituzioni della stessa UE, era stata attaccata e smontata da un lungo processo dal quale poi il primo cittadino era uscito con una formula di piena assoluzione.
È chiaro che le accuse dei ministri Salvini e Piantedosi rivolte all’ex parroco pistoiese sono pienamente legittime nel caso in cui venga dimostrato che lo stesso gestisse l’accoglienza per i migranti in locali non in regola, secondo le disposizioni normative, e privo dei permessi necessari allo svolgimento di tali attività. Così come sono chiare le motivazioni del Dicastero per il Clero della Santa Sede, il quale, rigettando il ricorso presentato dal sacerdote contro il decreto di rimozione da parroco del vescovo Fausto Tardelli, contesterebbe a Biancalani di aver trascurato la gestione ordinaria della parrocchia, omettendo la catechesi e quant’altro – pare che a Roma sia arrivata una mole notevole di lettere firmate da parte dei parrocchiani residenti contro l’ormai ex parroco, in cui viene accusato di aver trascurato i fedeli e l’andamento della parrocchia, a causa della decisione unilaterale di trasformarla di fatto in un centro d’accoglienza per migranti.
Poniamo qualche interrogativo: se è vero che il rispetto della legge e del diritto dovrebbero fondare ogni azione e attività sociale e solidaristica, quanto le urgenze sociali possono spingere una emergenza a chiedere una deroga al diritto stesso? La legge non ammette ignoranza e va rispettata, certamente. Abbiamo però il coraggio e la parresia di affermare quello che è sotto gli occhi di tutti? Siamo in una stagione drammatica in cui la garanzia del diritto, rivolta in primo luogo verso le necessità umane fondamentali, viene negata e calpestata in maniera criminale, a partire da chi governa le nostre nazioni. Non basta vantare 21 pacchetti di sanzioni contro Putin da parte della UE, quando le aziende europee continuano a far affari con Netanyahu, mentre a Gaza continuano ad essere uccisi migliaia di civili, donne e bambini (anche se dopo la tregua di ottobre ciò non fa più notizia) e gli aiuti solidaristici per Cuba, messa alla fame dalle sanzioni USA, vengono respinti a causa delle sanzioni stesse, nel totale silenzio del governo italiano (vedi qui).
In secondo luogo, perché il rispetto della legge deve essere invocato negli eventuali casi di mala gestione delle attività di accoglienza ed integrazione – quali quelli rivolti al sindaco Mimmo Lucano e al parroco Massimo Biancalani (giustamente nel caso si provi una condotta che violi il diritto) – ma viene totalmente taciuto nei confronti di disastri umanitari che stanno privando della vita e della sopravvivenza intere popolazioni? È evidente che una simile gestione politica non rende conto e non può aver credito dall’opinione pubblica per una chiara assunzione di “due pesi e due misure”.
Per quel che riguarda a livello più globale l’annosa questione del soccorso, dell’accoglienza e della gestione dei flussi migratori – che ha visto poche settimane fa l’inasprirsi delle polemiche politiche per gli avvenimenti di Ceuta in Spagna – è chiaro che l’auspicio generale di “aiutarli a casa loro”, evitando (o impedendo) che emigrino, è purtroppo totalmente vanificato sia dall’assenza totale di politiche nazionali ed internazionali volte a prevenire tali flussi, sia dalla novità delle motivazioni stesse che muovono i profughi (non più solo guerre, fame e persecuzioni politiche, ma anche disastro climatico).
Vari poi i rimpalli di accuse sia verso chi lucrerebbe da tali attività (ONG di soccorso in mare, business dei centri di accoglienza in patria), sia verso le politiche di respingimento ed esternalizzazione assunte dall’Occidente, dagli USA, dalla UE, dall’Italia, che giungono a non soccorrere adeguatamente e dunque a non evitare il tragico perpetuarsi di centinaia di vittime del mare ogni anno, dovuti al business criminale dei trafficanti che gestiscono gli spostamenti di questi derelitti, dagli itinerari via terra prima a quelli via mare poi.
Passando alla gestione pastorale, è pienamente legittima la rimozione del parroco da parte del vescovo, così come il rigetto del ricorso del primo nei confronti del decreto del secondo, da parte del Dicastero per il Clero della Santa Sede. Ha il loro peso, naturalmente, la mole di proteste presentate dai parrocchiani nei confronti dell’ex parroco alle autorità ecclesiali.
In casi simili, però, la risposta alle rimostranze dei fedeli da parte dell’autorità ecclesiale, può variare – caso per caso – dal non riconoscimento delle motivazioni delle accuse rivolte verso i parroci, all’opportunità pastorale di non “rovinare” una nuova parrocchia – lasciando lo stesso a “far meno danni” a questa comunità piuttosto che trasferirlo – sino alla decisione, evidentemente motivata, di non rispondere alle critiche stesse.
Poste le legittime motivazioni rivolte dai fedeli e le legittime azioni da parte del vescovo e del Dicastero per il Clero della Santa Sede, fondate per opportunità pastorale e non disciplinare, ci chiediamo in quali casi sia non tanto legittimo, quanto evangelico, operare pastoralmente per l’accoglienza dei migranti. Le indicazioni di Francesco per una Chiesa “ospedale da campo”, i suoi appelli continui alle parrocchie, agli Istituti Religiosi, ai fedeli laici, perché si facciano disponibili ad accogliere queste persone, l’esempio che egli stesso diede quanto al campo profughi di Lesbo caricò sul suo aereo tante famiglie quante l’aeromobile ne potesse contenere per portarle in Italia, attraverso il dispositivo dei corridoi umanitari utilizzato dalla Comunità di Sant’Egidio; i suoi interventi ai limiti e oltre la stessa legalità, quando incaricò il Cardinale Elemosiniere Konrad Krajewski di recarsi ad allacciare la corrente nella palazzina occupata da 400 abusivi a Roma, sono le suggestioni che in qualche modo don Biancalani richiama, rivendicando la sua attività ultradecennale di soccorso e accoglienza ai migranti, clandestini e non, come una risposta proprio agli appelli di Papa Francesco.
La sua vicenda, indubbiamente, si colora di una strumentalizzazione politica, contrapponendo le forze di centro-destra che plaudono alla rimozione a quelle di centro-sinistra che la criticano. Non è un mistero che nel passato vari personaggi ecclesiastici siano stati accusati di essere “filo-comunisti” per il loro impegno a favore dei poveri e della pace, da dom Hélder Câmara a don Tonino Bello, da Papa Giovanni XXIII allo stesso Papa Francesco. Ma la loro testimonianza era evangelica, non partitica: “Ero forestiero e mi avete accolto” (Mt 25, 35).
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