Una passerella per il governo? Macché: il Meeting di Rimini è un ring dove scazzottarsi

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26 Agosto 2025

Una passerella per il governo?

Macché: il Meeting di Rimini

è un ring dove scazzottarsi

dalla nostra inviata Federica Olivo
Meloni irritata perché Salvini parla dopo di lei. Tajani piccato contro Salvini e Giorgetti. Piantedosi attacca Giuli. Fontana litiga con Foti. Il forfait di Schillaci e l’assenza di Roccella. Il raduno di Comunione e liberazione, invece di essere una passerella per l’Esecutivo, è stato un campo di battaglia
“Ma c’è qualcuno di famoso lì?”, si chiede una ragazzina guardando una delle due amiche che sono con lei nella hall Sud della Fiera di Rimini. E che, nel dubbio, riprende tutto con il telefonino. A suscitare l’attenzione delle tre giovani è lo stuolo di telecamere, forze dell’ordine, politici e volontari del Meeting di Comunione e liberazione che seguono il ministro Francesco Lollobrigida. Il titolare dell’Agricoltura arriva nel pomeriggio e, rispondendo alle domande dei cronisti, non si sottrae a quella politicamente più problematica: il caso Schillaci. Il ministro della Salute ha disertato il Meeting, inviando un videomessaggio. Dal ministero glissano, ma questo cambio di programma comunicato agli organizzatori, apprende HuffPost, poche ore prima dell’appuntamento non è dovuta a impegni improvvisi. Sarebbe, piuttosto, motivata dalla difficoltà del titolare della Salute a tornare sulla questione dell’azzeramento della commissione Nitag, che si occupa di vaccini. L’ha deciso lui, Schillaci, dopo aver firmato il decreto, a causa di due componenti ritenuti da un pezzo di mondo scientifico “no vax”.
Lollobrigida, che pure era stato molto duro contro questa scelta, prova a chiudere il caso. E conferma la fiducia “nell’amico e scienziato” Schillaci: “È stata montata una polemica che aveva poco senso rispetto a dichiarazioni, che rivendico, rispetto al pluralismo. Io sono un convinto sostenitore della scienza, ma il dibattito è utile e bisogna dare la possibilità anche a chi non è convinto” sui vaccini “di poter dire la propria”. Schillaci, dice, resta al suo posto perché “non c’è nessun fatto né atto che metta in discussione un ministro di questo governo”.
Le ultime battute della polemica intorno al ministro Schillaci sono l’ultimo esempio di un Meeting che, accusato negli anni scorsi di essere passarella per i politici, diventa teatro di scontro per il governo. Più che un tappeto rosso che segna la fine della pausa estiva, il raduno annuale di Comunione e Liberazione – che ha ospitato dodici componenti del governo, compresa la premier e i due vicepremier – è stata una resa dei conti tra amici che, a volte, mal si sopportano.
E il giorno di chiusura non farà eccezione, anzi. L’ospite più attesa sarà la premier, Giorgia Meloni. Che, però, scrive Repubblica, non avrebbe gradito di non essere lei a chiudere l’evento. Tra gli stand della Fiera, infatti, ci sarà Matteo Salvini, con il quale non si è ancora incontrata dopo la convocazione dell’ambasciatrice italiana in Francia a causa delle sue dichiarazioni contro Macron. Salvini è stato invitato a parlare di Infrastrutture, nel pomeriggio. Ma sarà ben prima alla Fiera. Ed è facile immaginare, e Meloni lo sa, che si lanci anche in dichiarazioni su altri temi, magari nel corso del tradizionale giro tra gli stand. Con il rischio che si sovrapponga alla premier. Per qualche ora, in realtà, è parso che la sovrapposizione dovesse esserci davvero: un punto stampa di Salvini era stato fissato alle 13. Quando, cioè, avrebbe potuto essere ancora in corso l’intervento di Meloni, che è in programma alle 12. Magicamente quel punto stampa è scomparso a tarda sera. Segno che quella sovrapposizione non era stata gradita.
Il nome di Salvini è stato molte volte evocato nel corso del Meeting, anche in sua assenza. Antonio Tajani, commentando il caso politico che le parole del vicepremier leghista hanno aperto con la Francia, gli ha mandato un messaggio chiaro. “La politica estera la fanno il presidente del Consiglio, il ministro degli Esteri e se si devono far valere delle ragioni, come ho detto, si vince con la forza delle idee, non con la violenza delle parole”. Parole dure, pronunciate un affollatissimo punto stampa. Il più affollato del Meeting, forse.
Il leader di Forza Italia è stato protagonista anche di un’altra frizione di governo. Questa volta con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Il titolare del Mef, presente al Meeting domenica, aveva detto che le banche e gli istituti finanziari hanno beneficiato delle politiche del governo. E che i guadagni da loro ottenuti dovevano tradursi in un aiuto alle famiglie. “Ogni tanto io mi diverto a dare questo piccolo pizzicotto”, aveva aggiunto. Pronta la risposta di Tajani: “Nessun pizzicotto alle banche e nessun attacco alle casse previdenziali. Io le difenderò fino alla fine”.
Teatro di scontro anche Casapound. Dopo lo sgombero del centro sociale Leoncavallo di Milano, la politica si è posta il tema dei sigilli, mai arrivati, al palazzo romano occupato dagli estremisti di destra. Mentre, però, il ministro della Cultura ha dichiarato, parlando ai cronisti alla fiera di Rimini, che non c’era bisogno di sgomberare Casapound, “nella misura in cui si allinea a dei criteri di legalità”, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che alla kermesse è arrivato il giorno successivo, si è mostrato di tutt’altro avviso. Anche perché, quando era prefetto di Roma, è stato proprio lui a inserire il palazzo occupato da Casapound nella lista da sgomberare. “Prima o poi arriverà anche il suo turno”, ha detto, cercando di far intendere che non saranno ammesse deroghe.
Un altro fronte, di maggioranza in questo caso, si è creato tra Stato e Regioni di destra. Protagonista: il presidente della Lombardia, Attilio Fontana. Durante un panel sulle Olimpiadi, in cui le sue dichiarazioni trasudavano di orgoglio lombardo, ha definito “grave e inaccettabile” l’apertura del ministro agli Affari europei, Tommaso Foti, all’idea della Commissione Ue di sottrarre i fondi di coesione (che sono uno strumento finanziario europeo) alle Regioni.
Un’ultima punta di irritazione è stata causata da un’assenza: quella della ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella. Un’assenza che il popolo del Meeting, così attento alle politiche per la famiglia, non le perdona. Domani, 27 agosto, a mettere una pezza potrebbe essere proprio Meloni. Anticipando qualche misura sulla famiglia che sarà in manovra. Chissà se sarà sufficiente a spegnere le polemiche.

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