Intelletto, volontà e… bene comune

L’EDITORIALE
di don Giorgio

Intelletto, volontà e… bene comune

Tre parole su cui ci si potrebbe soffermare a lungo, e su cui si potrebbero scrivere volumi e volumi. Ma a cosa servirebbero questi volumi, se come al solito si scrive per scrivere, o in modo così cattedratico da chiederci: ma questi autori, teologi o solo supponenti filosofi o egoici esperti in sociologia, non sanno che cosa scrivono e per chi scrivono?
Purtroppo si parla e si scrive a dei potenziali lettori che poi restano del tutto indifferenti, o capiscono quel poco che riescono a capire, magari solo il titolo. E la massa resta sempre al punto di partenza: solo massa del tutto ignorante. Ed è proprio sulla massa ignorante che il populismo gioca bene le sue perfide e ingannevoli carte. I populisti – non è necessario aggiungere “di merda” – campano sulla massa la quale gode farsi inculare.
Ma la massa non esiste! È vero: la massa in quanto massa non esiste, ma ci fa comodo giocare con sottigliezze verbali, quando poi sappiamo tutti che esiste un popolo o un insieme di individui annullati nella loro singolarità così da non esistere più come soggetti pensanti. E la massa la vedi in quel gregge di pecore che obbediscono ciecamente a dei mercenari che usano “il bastone e la carota”.
Intelletto, ovvero quella luce interiore che gli antichi pensatori greci (vedi Aristotele) e poi i Mistici medievali (speculativi) chiamavano “attivo”, in quanto luce divina in azione. Senza l’intelletto divino in azione la volontà farebbe danni, ovvero farebbe scelte sbagliate come chi decide alla cieca. Già mettere le cose al loro giusto posto, dando la giusta gerarchia alle facoltà di ogni essere umano è principio di saggezza, poi, è chiaro, potrebbe anche non servire avere idee chiare e fare le scelte giuste, se si è del tutto incoerenti, e si preferisce fare il furbo prendendo scorciatoie opportunistiche.
Ed ecco che entra in scena il bene comune, che potrebbe scombussolare ogni bella teoria. Non solo chi ha delle responsabilità, ma ogni singolo essere umano ha a che fare, volere o no, con il bene comune, che può chiamarsi familiare, amministrativo, ecclesia, a partire dal proprio posto di residenza. Non serve leggere libri o assistere a delle dotte conferenze per capire che il bene comune va al di là del bene del singolo. Ma qui ci vuole chiarezza, altrimenti si cade nel tranello del populismo o della dittatura (chiamatela come volete).
Il bene comune non è da identificare con lo Stato o con la Chiesa gerarchica o con una struttura religiosa, o con qualche ideologia più o meno perversa, e tanto meno il bene comune è del gruppo a cui apparteniamo. Spiegare che cos’è il bene comune non è facile: è più facile intuirlo. Basta dire che siamo tutti fratelli di un’unica famiglia che si chiama umanità? Forse sarebbe più comprensibile limitarsi alla propria famiglia, e nel piccolo i principi si toccano più da vicino.
Bene comune! Quando ci penso mi trovo in forte disagio con me stesso. C’è qualcosa che impegna, c’è qualcosa che spinge a ripensare il tutto per quel meglio che va al di là del mio ego o dei miei interessi strettamente personali o familiari, o di paesi al di là dei confini, anche nazionali. Nel caso poi di emergenze globali, il bene comune mette in crisi un po’ tutto l’apparato ideologico e non solo ideologico già precostituito o magari già collaudato a lungo.
Stiamo vivendo un periodo storico che definire terribile sarebbe solo un eufemismo! Che fare? Che cos’è il bene comune? Salta ogni logica per cui è facile cadere nel rischio di pensare solo a salvare solo quel pezzetto di felicità che ci siamo costruiti con fatica, per cui
facciamo ragionamenti e diamo giudizi a dire poco sconvolgenti, se pensiamo che c’è gente, magari un popolo, che sta soffrendo per guerre atroci, scatenate da criminali che vogliono ciò che non è loro. Non vogliamo sapere chi ha torto o chi ha ragione, vogliamo solo che cessino le guerre solo perché, indirettamente, ci tolgono qualcosa di nostro. E parliamo “nobilmente” di negoziati ma qualsiasi prezzo, favorendo chi ha torto marcio, solo perché è più potente.
Bene comune! Che cos’è allora?
A parte il fatto che questo periodo storico che viviamo è uno dei più bui, il che significa che l’intelletto “attivo” si è spento. E, spento l’intelletto divino, tutto può accadere: se il male si è fatto prepotente, manca un Genio o quel Bene che si opponga al male. No, tutto è così confuso che non si capisce più dove sta la verità e dove sta l’inganno. E l’inganno nelle mani del potere più corto diventa micidiale. L’inganno stravolge il concetto più sano di bene comune.
Tre bastardi criminali oggi dominano la scena del mondo. Ho detto tre, ma ce ne sarebbero altri, che ora però sono in sordina, pronti a riemergere nel momento opportuno.
Ogni giorno sento dire, tutti scrivono, tutti urlano: METTIAMO FINE ALLA STRAGE DEI PALESTINESI! Giusto! Giustissimo! Sacrosanto! Meno forte, anzi una gran parte dà ragione al criminale Putin, chissà per quale ragione non l’ho ancora capita. C’è qualcosa che non funziona nel cervello umano!
Che fare allora per mettere fine alle stragi o a quanti, vedi il pazzo Trump, ogni giorno semina odio? Mi interessa, e non mi interessa il nostro governo di farabutti, delinquenti, ladri, prostituti e prostitute, con a capo una troietta, figlia di un troione, che prende droghe per eccitarsi quando si tratta di far valere i suoi diritti da sguattera. Basterebbe un gesto di Mattarella, e tutto finirebbe nella fogna. 
Che fare con Trump, Putin e Netanyahu? Il bene comune che cosa chiederebbe, o esigerebbe di fare? Non c’è che una via, ed è quella del tirannicidio: ucciderli subito, senza aspettare un giorno in più, perché ogni giorno che passa i tre criminali aumentano i loro delitti sulla pelle dei più innocenti.

BISOGNA UCCIDERLI!

27 settembre 2025
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