
di don Giorgio De Capitani
Qualcuno si sta chiedendo
come mai non dica più nulla su Scola.
Anch’io mi stanco
di ripetere le solite cose e di dare i soliti giudizi
o, meglio, di aspettarmi qualcosa di nuovo.
Sì, proprio nulla di nuovo sotto il sole.
Il solito vescovo che non riesce proprio a uscire dal guscio,
forse perché il guscio è la sua casa di vita,
o forse perché è l’ambito mentale,
che solo un miracolo potrebbe rompere.
A parte qualche parola in più, o qualche gesto in più
– vedi le ultime polemiche riguardanti
la lettera agli insegnanti di religione sulla omosessualità
e la vicenda di Baggio:
anche in questi casi, Scola non si è sbilanciato più di tanto,
anzi ha confermato la sua “Scolarità innata” –
la Diocesi resta perdutamente immobile, senza voce profetica.
Un’ulteriore conferma è la predicazione d’Avvento.
Dio mio! Le omelie! Quanto sono fredde!
Non si poteva, in Avvento, invitare in Duomo validi predicatori
dal tono caldo, dall’impeto profetico,
capaci di incarnare il Vangelo radicale
nell’attuale momento storico?
E, perché no?, magari qualche suora di clausura,
con accenti vibranti e invitanti a pensare al divino che c’è in noi;
e, perché no?, Marco Vannini, uno dei più grandi conoscitori
della mistica europea.
Cavoli!
Non si possono più ascoltare omelie asettiche stile Scola!
Almeno, nei periodi liturgici cosiddetti forti,
perché non chiamare in Cattedrale anche preti un po’ scomodi:
non mi riferisco ai preti di frontiera nel campo assistenziale,
ma a quelli di frontiera nel campo pastorale ed ecclesiale?
Da una Diocesi simile, finché resterà sotto la balia di Scola,
non uscirà nulla di Nuovo:
prima o poi soffocheremo come credenti,
e ci disperderemo come cittadini.
La tattica di mettere sotto silenzio ogni polemica,
di smorzarla quando sfugge al silenzio,
di scegliere sempre la via del “far finta di nulla”,
per non creare ulteriori tensioni,
per non dividere le comunità,
è sempre perdente:
prima o poi, saremo costretti a dover scegliere.
Parlo del dovere di dire le cose come stanno,
di dire pane al pane e vino al vino,
senza tergiversare dietro a parole vuote,
o tanto generiche da mettere tutti d’accordo.
La realtà che ci circonda è paurosa, esplosiva,
non può essere tenuta a bada, ignorandola!
Usciamo dal guscio, e affrontiamo il mondo moderno,
senza pregiudizi ideologici, senza remore dottrinali,
ma con quel coraggio di chi “vede” la realtà
– qui sta la sapienza e l’intelligenza –
e immettere o incarnare quella Parola evangelica
che è l’Unica a ridare all’essere umano la sua dignità Umana.
Scola ha una sua forma mentis, un suo modo di comunicare, che certo non è molto aperto al possibile contributo di quanti richiamati nell’articolo.
Una visione di fede imperniata su dogmatismo e tradizione che, certo, non gli fanno seguire la via che fu, invece, di un Martini.
Se quest’ultimo era aperto al dialogo, alla dialettica tra idee anche molto diverse, invece Scola è chiuso nell’osservanza di una chiesa più ancora magistra, che mater.
Ovviamente, nella piena osservanza del magistero tradizionale.
Di Scola, ogni tanto parla qualche “tradizionalista”, auspicando che Bergoglio segua l’esempio del papa emerito Benedetto, e tolga il disturbo quanto prima. Così il “sacro collegio” potrebbe “finalmente” elevarlo al soglio di Pietro. Evidentemente c’è ancora chi è convinto che la chiesa sia una sorta di monolito immutabile nel tempo e sordo agli eventi del mondo in cui vive.
L’oblio è la vera vittoria per il Sistema!
Il “Non parlarne” è il modo unico e vincente per distruggere un’Idea, per sotterrare la Speranza.
Anche la cultura popolare dice “purché se ne parli” intendendo che anche il parlare contro giova comunque, …ma il Silenzio ti uccide!
La sua esperienza, don Giorgio, è un esempio in questo senso: nei giorni “caldi” del suo allontanamento da Monte la risposta del “sistema Curia” alle proteste, ai movimenti, alle lettere è stata il SILENZIO, e sta dando i sui frutti…
Il Sistema sa che il tram-tram alla lunga la spunta sempre, la comodità del solito tram-tram è invincibile.
Mettersi sempre in discussione è molto, molto pesante e quindi, pian piano si scivola nell’ovvio, nella conformitá e si perde la voglia di inseguire, non la perfezione, ma almeno la sua ricerca.
Forse non c’entra molto con l’argomento dell’articolo, ma questo mi è venuto alla mente.
Articolo molto bello. Grazie