![angelo-scola-tuttacronaca[1]](http://www.dongiorgio.it/wp-content/uploads/2014/08/angelo-scola-tuttacronaca1.jpg)
di don Giorgio De Capitani
So benissimo di ripetermi, come so di ripetere le notizie, anche se sotto angolature diverse e in tempi diversi.
Angelo Scola se ne deve andare da Milano: è scaduto il suo mandato, non per ordine del sottoscritto, ma per delle ragioni più che evidenti, che erano già presenti del resto nel mandato “inopportuno” di Joseph Ratzinger, quando, nei suoi ultimi provvedimenti papali, per una sua personalissima scelta (forse in vista della successione sul soglio pontificio!), aveva deciso, nonostante le contro-indicazioni della diocesi milanese – non di carattere personale (non conosceva ancora il nome), ma di carattere pastorale – aveva deciso, ripeto, di scegliere l’allora patriarca di Venezia come vescovo di Milano. Lo Spirito santo dov’era?
Buttai fuori tutta la mia rabbia, con un articolo di fuoco. Ma non ci fu nulla da fare. La curia milanese, tranne alcuni che se ne andarono in tempo (opportunisticamente), si adeguò, come solitamente sa fare quando si cambia il padrone. I preti meneghini mugugnarono, qualcuno tirò fuori la storia del servizio militare e della disobbedienza all’allora cardinale Colombo, più di uno contestò a Scola l’appartenenza a Comunione e Liberazione. E lui si difendeva, anche incazzandosi, come se gli venisse appioppato un altro peccato originale. In realtà, Cl è un altro marchio deleterio!
“Storie del passato!”. Ma non troppo. Certe deformazioni cultural-religiose rimangono fino alla morte. Non te ne liberi facilmente, neanche quando ti senti addosso una carica istituzionale che ti impone di stare al di sopra delle parti. Ma c’è sempre una parte – quella col marchio – che sovrasta le altre, magari inconsciamente. Il linguaggio rimane ciellino, la struttura del pensiero rimane ciellina, il pensiero stesso rimane ciellino. Anche i Movimenti ecclesiali deformano lo spirito. Eccome! Come una setta!
In questi tre anni del suo ministero milanese, dal 28 giugno 2011 fino ad oggi, Angelo Scola ha cercato di dare un suo indirizzo pastorale alla diocesi milanese. Ma senza successo. Non mi pare che le scelte siano state azzeccate. Non c’è stato un risveglio tra le parrocchie. Anzi, queste vanno di male in peggio. I preti continuano per la loro “solita” strada. Senza un particolare entusiasmo. Cercando di stare a galla il più possibile, in questo momento di confusione, di incertezza, di sbandamento generale.
La crisi religiosa è forse ancor peggiore di quella economica. Non basta il consenso popolare per la Chiesa di papa Francesco a ridare vitalità alla fede evangelica. Tutti notano la differenza di stile tra il papa e i vescovi, tra il papa e il clero, e di conseguenza tra il papa e la fede genuina di un popolo che guarda più alle apparenze che alla sostanza.
Non è solo una mia impressione. La diocesi milanese è entrata in una fase di immobilismo pauroso. In una fase degenerativa. Non c’è più quella spinta in avanti che ad esempio il cardinale Martini e il cardinale Tettamanzi avevano dato. Tutto si è arenato. E la gente se ne va. Le chiese si svuotano. Gli ambienti parrocchiali sono al secco, riempiti solo da feste paesane che, il giorno dopo, lasciano sempre un amaro in bocca. La gente la vedi in quei giorni, tanta gente, e poi?
Certo, i nostri oratori feriali estivi sono ancora strapieni di ragazzini e ragazzine. Ma solo per comodità dei genitori. Che cosa in realtà ci danno dal punto di vista educativo questi oratori? Qualcosa si fa, certo. E poi, per il resto dell’anno?
Anche i preti si lamentano di Scola, senza troppo farsi sentire. Qualcuno alza la testa e la voce, ma poi la paga. Come mai il dissenso rimane per lo più silenzioso? Forse, in fondo, fa comodo a tutti che le cose rimangano così.
La diocesi milanese ha bisogno di un pastore “illuminato” che “illumini”. Come un faro! Bisogna uscire dallo stallo, e decollare. Non tanto pragmatisticamente parlando, ma con una “nuova” visuale di fede. Basta con le solite cose da fare o da ritagliare. Basta con una programmazione pastorale fatta di tradizioni o di estrosità! La nuova pastorale è per un nuovo Umanesimo, che è ben diverso da quello che Scola sta predicando.
L’impresa non sarà facile. Lo sfida è grande. Forse Milano ha perso troppo tempo. Forse i suoi preti sono troppo borghesi, nell’animo e nel corpo. Politicamente di destra, teologicamente fermi agli ultimi studi del seminario, culturalmente pigri, pastoralmente super-attivisti come trottole mosse continuamente da una modernità senz’anima evangelica. Forse il popolo è troppo terra terra, sempre pronto a dar ragione a chi parla di cose concrete della vita quotidiana, per un po’ di benessere materiale. Forse…
Ma forse le energie ci sono, ma ancora nascoste. Ci vuole una grande mente aperta, con il coraggio da vendere.
Per fare questo ci vuole tempo: non bastano due o tre anni. Il nuovo pastore non dovrà superare i sessant’anni. Martini, quando è venuto a Milano, ne aveva 52. Scola ne aveva 70! Cavoli, noi pretendiamo sempre i miracoli dal Padre Eterno? DiamoGli almeno qualche opportunità in più! FacciamoGli capire che siamo seri!
Il nuovo vescovo non dovrà venire con le briglie già addosso, ma totalmente sciolto da ogni legame ideologico, unicamente preoccupato del bene dell’essere umano, che, nel campo ecclesiastico, si può tradurre così: ridare il primato dell’essere in tutta la sua radicalità, a partire dalla “cavità del cuore” di ciascuno di noi.
La diocesi milanese ce la farà a riprendere il passo di Martini? Direi di più: ce la farà a vedere e andare oltre Martini?
Mose, Cl e Vaticano Il
cupo declino del cardinale Scola
27 agosto 2014-08-27
di Gianni Barbacetto
Ha ripreso l’attività dopo la pausa estiva, il cardinale arcivescovo di Milano Angelo Scola. Giovedì 28 agosto darà udienza, su prenotazione, ai preti della diocesi che lo vorranno incontrare.
Venerdì 29 incontrerà invece le missionarie e i missionari originari di Milano. Così partirà il nuovo anno diocesano. Anno difficile, dopo le cattive notizie arrivate nelle settimane scorse da Venezia: la creatura di Scola in laguna, la Fondazione Marcianum, sarà progressivamente smantellata dal suo successore, il patriarca Francesco Moraglia. Sono finiti i soldi, dopo gli arresti per il Mose, e Moraglia ha chiuso ogni rapporto con il Consorzio Venezia Nuova – coinvolto nello scandalo – che di Marcianum era tra i promotori e finanziatori.
SCOLA ATTRAVERSA un periodo di malessere. Ha tenuto l’omelia seduto, a giugno, quando in Duomo ha ordinato tre vescovi ausiliari, tra cui, per la prima volta a Milano, un ciellino (monsignor Paolo Martinelli). Già nei primi anni Settanta, quando era il discepolo prediletto di don Giussani e il responsabile degli universitari del movimento, ebbe un periodo di malattia, quando fu allontanato dal gruppo dirigente in seguito a un duro contrasto con il fondatore di Cl: lo racconta, con le cautele del caso, anche Massimo Camisasca nella sua storia di Comunione e liberazione.
Proprio di quel periodo si racconta che Scola andò addirittura in analisi a Parigi da Jacques Lacan, grande padre della psicoanalisi reinventata attorno al tema del linguaggio e del “ritorno a Freud”. Tuttora, del resto, una parte della scuola lacaniana in Italia è contigua al movimento da cui Scola proviene, Comunione e liberazione.
Certo per il cardinale arcivescovo di Milano gli ultimi due anni non sono stati facili. Ha assistito con imbarazzo al disgregarsi del sistema politico- affaristico che ruotava attorno a Roberto Formigoni, suo vecchio compagno di movimento. Ha perso, a sorpresa, la corsa per il papato: entrato in conclave come favorito, ne è uscito sconfitto, dopo l’elezione di papa Francesco. Ha poi subito i contraccolpi dello scandalo Mose. Il Consorzio Venezia Nuova era tra i soci di Marcianum, la coop rossa Coveco era tra i suoi finanziatori. Nel consiglio d’amministrazione della fondazione sedevano due degli arrestati nell’inchiesta veneziana, Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio, e Giovanni Orsoni, ormai ex sindaco di Venezia.
Scola ha fatto pubblicare sul sito della diocesi ambrosiana un comunicato durissimo in cui smentisce di aver mai “fatto pressioni” e chiesto fondi agli uomini del Mose. E poi mette avanti le mani: “È intenzione del cardinale Scola tutelarsi legalmente nei confronti di chi continuasse a dare informazioni imprecise, scorrette o false. Una tutela necessaria perché sia rispettata la verità e perché non sia disturbata la missione pastorale del cardinale Scola nella Chiesa di Milano”.
Fatto sta che la Fondazione Marcianum, creata tra il 2007 e il 2008 da Scola quando era patriarca di Venezia, è un piccolo impero della cultura, della formazione, dell’editoria. Controlla una scuola per l’infanzia, due scuole elementari, una scuola media, un liceo classico, l’università San Pio X di Diritto canonico, l’Istituto superiore di scienze religiose Lorenzo Giustiniani, l’Alta scuola società economia teologia (Asset), un master in etica e gestione d’azienda, la rivista Ephemerides, la casa editrice Marcianum press, una biblioteca, una libreria, la fondazione Oasis, con l’omonima rivista internazionale, una newsletter quindicinale redatta in cinque lingue, un sito web e due collane di libri.
“MI SONO RECATO personalmente a Milano”, ha raccontato il patriarca Moraglia in un’intervista al giornale della sua diocesi, Gente veneta, “e ho chiesto al cardinale se lui, che è il ‘padre’ e il fondatore del Marcianum, di fronte al venir meno degli sponsor e alla luce dei recenti fatti veneziani intravedeva strade che io non riuscivo a scorgere. Soprattutto gli ho domandato se intendeva farsi carico della ‘sua’ antica creatura, spiegando a Sua Eminenza che la diocesi di Venezia non è assolutamente in grado di sostenere l’impegno finanziario necessario, sia per il numero dei dipendenti, sia per il fortissimo costo della struttura, dati questi a lui ben noti. Il cardinale l’ha però escluso ritenendo la strada non praticabile”.
Dopo consultazioni con il Vaticano, la Congregazione per il clero, la Segreteria di Stato e lo stesso papa Francesco (“Ho informato il Santo Padre”), Moraglia ha deciso di tagliare: chiuderà progressivamente le strutture di Marcianum, cercando di garantire al massimo l’occupazione. A Scola è restata l’amarezza di veder affondare, dopo le sue aspettative di diventare papa, anche il castello delle sue opere veneziane.
per fortuna nostra -e sfortuna sua- non siamo tutti servi, che si inchinano a CL sperando di poter mangiarci (vacanze, raccomandazioni, amicizie che contano e intrallazzi vari) …
La seguo ogni tanto ; vedo che c’è tanta indignazione su tante cose. SIamo cosi perfetti? se è cosi mi spieghi come ha fatto cosi anch’io possa imparare.
Semplice: comincia a dire la verità, anche quella “scomoda”, pagando di persona!
se riesco a liberarmi ci vado, don Giorgio ci vediamo lì ?
La Chiesa di Milano ricorda domenica 31 agosto il secondo anniversario della morte del cardinale Carlo Maria Martini, che guidò l’arcidiocesi ambrosiana dal 1980 al 2002. La Messa di suffragio sarà celebrata alle 17.30, nel Duomo, dal cardinale Angelo Scola, che al termine si recherà in processione sulla tomba del cardinale Martini per la preghiera conclusiva. Durante la liturgia, il cardinale Scola indosserà la mitra e il pastorale che il porporato abitualmente utilizzava e che volle lasciare in dono al Duomo. Il secondo anniversario della scomparsa coincide con il 60.mo della morte di un’altra figura di grande spicco della Chiesa milanese, quella del Beato cardinale Schuster, il 30 agosto, anch’egli al centro dell’omelia che terrà il cardinale Scola e di un suo omaggio finale alla tomba.
Poi mi dirai qualcosa dell’omelia!
don non garantisco, in primo luogo dovrei essere a milano per lavoro ma non è detto che coincidano gli orari e in secondo luogo (soprattutto) vado a messa per l’eucarestia, in genere quando c’è la predica mi distraggo o mi appisolo, (questo a prescindere da chi è il celebrante)
alla fine non ce l’ho fatta e sono finito da cecchin (che credo conoscerà) una cosa che ho notato (ed è la prima volta in assoluto) è che nel foglietto al momento della preghiera universale c’era un riferimento specifico al card. martini. ora se è scola che decide i testi dei “foglietti” direi che è stato un bel gesto
Buona giornata a tutti.
Tanti li spunti interessanti presenti in questa pagina.
Il linguaggio involuto, pretenzioso, ipocrita che, più del colore dei capelli e degli occhi, caratterizza gli appartenenti alla setta ciellina e alla compagnia delle opere (un po’ meno in verità, perché ad essa aderiscono persone interessate principalmente ” a fa i franc”, anziché affaticare le meningi sugli scritti di Don Gius, da cui tali schemi di pensiero sono direttamente mutuati (almeno all’origine e poi “adeguatamente” aggiornati.
Un principe della Chiesa che mette in piedi una possente organizzazione cultural politico religiosa che, miseramente collassa quando una parte cospicua dei suoi munifici sostenitori – provati tangentari – non riescono più a sostenerla: avranno, costoro – come dice il preclaro eminentissimo cardinale nella sua minaccia di querele contro coloro che osassero eccepire sulla giustezza
della sua costruzione – “aderito liberamente” all’iniziativa del cardinale, ma: che figura….
A questo punto sua eminenza si dimetterà oppure, anche nella nuova Chiesa di Papa Francesco il fatto sarà “… troncato, sopito, sopito troncato…” di manzoniana memoria e lui se ne starà, pacifico – mica tanto perché uno che minaccia querele tanto pacifico non è – a Milano fino al compimento del 75esimo compleanno (e magari per due anni in più) secondo le vigenti norme canoniche? Chi vivrà vedrà.
Grazie a Don Giorgio che “agita le acque” e con la sua attività cerca di diffondere notizie e illuminare angoli che, diversamente, resterebbero bui
Scola forse non sarà il miglior Arcivescovo, anche per l’età.
Ma si vuole forse un altro Pastose “sinistrorso” come Tettamanzi ?
Perfavore, no…
Quanto sei comico, signor destrosso!
a leggere i sacri testi, Gesù lo era molto di più!!!
Non ho capito bene: Gesù era di destra o di sinistra?
E in che modo, cioè in base a quale affermazione o comportamenti arrivi a queste conclusioni?
Marco
E’ la mente che classifica alcuni comportamenti, propri ed altrui, come buoni ed altri come cattivi.
Questo dualismo si basa sul continuo porre attenzione alla propria mente pensante, ai propri ricordi e desideri, alla propria programmazione, alle proprie emozioni… dimenticandosi di cosa c’è alla base, di cosa E’ la base.
Quando l’ego viene trasceso non è più possibile nessuna classificazione: TUTTO E’.
Il tema di fondo potrebbe interpretarsi in chiavi diverse.
Cosa e come deve essere un buon pastore?
E cosa o come dovrebbero fare i sacerdoti della diocesi?
Direi che i due aspetti sono strettamente connessi.
Visto anche il rapporto gerarchico che mette a capo della diocesi il vescovo, in questo caso un arcivescovo.
Sicuramente il suo ruolo è di stimolazione in una direzione, ma quale?
E’ ovvio che sacerdoti e vescovo debbano puntare nella stessa direzione, quindi a seconda di come questa venga interpretata, avremo la risposta ai quesiti di cui sopra.
A tal riguardo le risposte possono essere almeno due: quali iniziative dovrebbero essere promosse e per quale visuale di fede.
Dal primo punto di vista, va notato come chiese, parrocchie, oratori, siano divenuti spesso occasione di incontri laici, che con la religione poco o nulla hanno a che fare.
Qualche esempio: ragazzi che giocano a calcio, feste a base di vino e salamelle, ed altre cose di questo genere.
Probabilmente non vanno abolite, ma neppure prendere il sopravvento su iniziative più spirituali, come gruppi ed occasioni di preghiera.
Sin qui, a mio avviso, non dovrebbero esserci problemi con il vertice gerarchico.
Diviene invece scottante il secondo tema: quale visuale di fede?
Penso che, fin tanto che i singoli sacerdoti restano nell’ambito di quella che si definisce ortodossia, dottrina della chiesa, ecc., non vi siano problemi.
Ad esempio in tutti quei casi in cui le iniziative sacerdotali riconducano ad incontri di approfondimento di determinati temi.
Fin tanto che gli insegnamenti, se così vogliamo definire una sorta di catechesi, si muove nell’ambito della dottrina tradizionale, no problem.
Il problema inizia quando si arriva al limite dell’uscita, o questo viene superato.
Allora è davvero fondamentale la figura del vescovo (dico vescovo e non arcivescovo, poichè mi riferisco al problema di una diocesi in generale, non con specifico riferimento a quella milanese).
Infatti, se la concezione del singolo sacerdote è conforme a quella del vescovo, non sorgono o non dovrebbero sorgere problemi.
Ma se differisce….basta pensare appunto al caso dei contrasti tra don Giorgio e Scola, ed a tutto quello che ne è seguito…..
non sempre le cose vanno come vorremmo, per es. anche se c’entra solo in parte, ho letto oggi che il sindaco pisapia è stato al meeting di rimini (come relatore di non so cosa) e ha dichiarato “CL un modello che cerco di imitare a milano”
In realtà, le parole di Pisapia sono un po’ diverse dal titolo dell’articolo. Ecco il link dell’intervista:
http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2014/8/26/QUALE-CITTA-1-Pisapia-Cl-un-modello-di-dialogo-che-cerco-di-imitare-a-Milano/522629/
non male questo sito, il sussidiario, non lo conoscevo, grazie don Giorgio per la segnalazione
Caro don giorgio Io sono un osservatore esterno della curia non sono un prete.Vorrei capire perche’ ci sono le divisioni al vostro interno dovrebbe essere semplice vangelo alla mano e tutti d’accordo sulla politica per le anime.Invece anche da voi c’e’ bagarre per mettersi in mostra?Per ambizione personale?Qual’e’ il motore della bagarre?Non e’ che a furia di cercare la perfezione nella teologia perdete il senso del vangelo che e’ un messaggio semplice ma potentissimo per la realta’ umana?
ma ci sei o ci fai?
Il problema e’ ci sei o ci fai.E’ capire come si muovono i meri meccanismi del potere e la supponenza delle persone.Un vero problema e’ che la chiesa si sta perdendo nel mondo anziche’ essere speranza e luce.Lo so benissimo che tutti ambiscono a salire sul carro x comandare ma questo puo’ succedere solo in ambito statale chi cura le anime non dovrebbe preoccuparsi piu’ di tanto vedi san francesco.Non so chi sei e cosa vuoi pero’ cambia atteggiamento medita di piu’ auguri
Fuochino… Ci arrivato vicino: c’è ci trova più facile e sicuro arrivare al potere e ai soldi tramite la religione che non la politica, la quale, però, non viene tralasciata bensì usata come strumento integrativo.
Niente di personale: non mi piacciono le ipocrisie.
Certe volte uno puo’ sembrare ingenuo ma non lo si e’ serve per alimentare la discussione e svelare le ipocrisie.Si fa quel che si puo’ a sto mondo