Cittadini di Perego e Rovagnate, votate Sì per la fusione dei due Comuni
Testo di don Giorgio
C’ERA UNA VOLTA…
Non temete. Non parto ab ovo, ovvero dalle origini più remote. Mi limito solo a fare qualche accenno alle vicende che hanno interessato l’autonomia dei tre Comuni della Valletta, ovvero Perego, Rovagnate e Santa Maria, dall’inizio del Novecento in poi.
Parto da una constatazione. Sulla mia carta d’identità c’è scritto che sono nato a Santa Maria di Rovagnate il 18 aprile 1938. Dunque, in quegli anni c’era un solo Comune, che accorpava Perego, Rovagnate e Santa Maria.
Perego e Bagaggera facevano parte del Comune di Rovagnate già dal 1927, con un decreto prefettizio. L’anno successivo, 1928, un Decreto Regio-Legge incorporò anche Santa Maria, costituendo così un solo Comune per tutta la Valletta, denominato Santa Maria di Rovagnate, con sede municipale a Rovagnate.
Appena finita la guerra, precisamente nel novembre del 1945, fu Perego a inoltrare per il primo al Prefetto la richiesta di autonomia, che venne respinta per incompleta documentazione. Un’ulteriore richiesta, stavolta in regola, venne presentata alla Prefettura, invitando anche gli altri due paesi a tornare autonomi. La richiesta venne accolta, e nel 1947 Perego tornò ad essere autonomo.
In quello stesso anno, anche Santa Maria iniziò le pratiche. Così pure Bagaggera. Si dovette aspettare fino al 1953, prima che anche Santa Maria ottenesse l’autonomia. Bagaggera rimase invece frazione del Comune di Rovagnate.
Vorrei fare un inciso. Bagaggera, ora ridotta a poche case, ebbe una sua storia da non sottovalutare. Registrata agli atti del 1751 come un villaggio milanese di soli 72 abitanti, pochi anni dopo incorporò le frazioni di Galbusera, Monte, Spiazzo, Malnido, Ospedaletto e Casternago per un totale di 170 abitanti, e alla proclamazione del Regno d’Italia nel 1805 risultava avere 219 residenti. Nel 1809 un regio decreto di Napoleone determinò la soppressione dell’autonomia municipale per annessione a Santa Maria Hoè, ma il Comune di Bagaggera fu poi ripristinato con il ritorno degli austriaci. L’abitato crebbe poi discretamente, tanto che nel 1853 risultò essere popolato da 276 residenti, saliti a 354 nel 1871. L’inizio del XX secolo vide la località crescere ancora, registrando 590 abitanti nel 1921. Fu il fascismo a decidere la soppressione del municipio, annettendolo a quello di Rovagnate.
Le motivazioni di Perego e di Santa Maria per l’autonomia possono essere così sintetizzate: i due paesi avevano un’ottima situazione finanziaria, un proprio municipio, un proprio cimitero, ambienti per la scuola, e infine le parrocchie erano autonome.
La loro autonomia rimase fino ai nostri giorni. In questi sessant’anni, non tutto fu “rose e fiori”. Soprattutto Perego conobbe cambi repentini di amministrazioni, intervallati dalla presenza di un commissario.
Durante il tempo d’oro, si fa per dire, di amministrazioni democristiane (la Dc era il partito predominante in Brianza fino a quando crollò per vicende che tutti conosciamo, lasciando il posto dalla Destra berlusconiana e alla Lega), questi nostri paesi erano guidati in genere dalla buona volontà di brave persone, non sempre però previdenti, lasciando che il paese subisse il progresso selvaggio, che finì per ridurre a pezzi non solo l’ambiente, ma anche l’identità specifica delle comunità.
Chi non ricorda com’era Perego negli anni ’50? Un piccolo gioiello! E poi che cosa successe? Si asfaltarono strade, compreso il centro acciottolato del paese (risciulun), si smembrarono giardini di alcune ville signorili (vedi Villa Scuri), si demolirono stalle caratteristiche (vedi la stalla del Palazzo, demolita completamente quando si potevano studiare altre soluzioni), si permisero costruzioni a dir poco orrende (vedi il Casermone, costruito ma mai finito sull’ex terreno parrocchiale, fatto poi demolire, ma in vista di che cosa?). In un attimo, Perego si trasformò, o meglio si annullò. Si cominciò a costruire in valle, lungo la provinciale, unendosi sempre più con il Comune di Rovagnate.
Qui dovrei aggiungere una cosa importante. Una volta, i paesi erano divisi da sentieri o da rogge, e non si poteva tirare una riga diritta per stabilire se una casa era dell’uno o dell’altro Comune. Quando si allargò la strada principale, la provinciale Como-Bergamo, la situazione geografica rimase come prima: una casa di qua e una casa di là.
Pensate: sembra una barzelletta, ma è realtà. Ci sono case costruite in parte sul Comune di Perego e in parte sul Comune di Rovagnate, per cui succede la beffa: la parte di casa costruita sul terreno dell’altro Comune in cui non si ha la residenza figura come doppia casa!
Ciò succedeva ai tempi, anche per le parrocchie. So di un caso, che è ancor più esilarante. Due parroci (quello di Rovagnate e quello di Castello Brianza) si contesero il battesimo di un bambino, perché la casa apparteneva in parte alla parrocchia di Castello in parte alla parrocchia di Rovagnate. I due parroci andarono dai genitori, per assicurarsi dove il bambino era effettivamente nato (non penso che chiesero dove fosse stato concepito): nella stanza da letto di competenza del parroco di Castello o in un altro locale di competenza del parroco di Rovagnate? Questo e altro succedevano in quei tempi. Ma i vecchi parroci, che avevano anche tanto buon senso, finirono per mettersi d’accordo: da anni oramai la frazione di Prestabbio fa parte della parrocchia di Castello. E, di comune accordo, si stabilì che gli ambiti parrocchiali di Perego e di Rovagnate fossero divisi dalla strada provinciale.
Le nuove costruzioni, occupando spazi del Comune di Perego e del Comune di Rovagnate, non fecero che peggiorarono la separazione dei confini, fino ad arrivare ai giorni d’oggi, per cui pensi di essere sul territorio di Perego, invece fai parte del Comune di Rovagnate.
E OGGI?
Il 31 marzo 2011 il sindaco di Perego, Paola Panzeri, il sindaco di Rovagnate, Marco Panzeri, e il sindaco di Santa Maria, Carmelo La Mancusa, fecero un passo significativo: firmarono l’Atto Costitutivo dell’Unione dei Comuni Lombarda della Valletta e con decorrenza 1 gennaio 2012 i tre Comuni conferirono le dodici funzioni comunali all’Unione dei Comuni Lombarda della Valletta.
E da allora la “Valletta” è diventata una entità locale che eroga servizi per 7mila abitanti circa pur mantenendo le municipalità e con esse gli organismi elettivi e rappresentativi – sindaci, assessori e consiglieri – dei tre Comuni. Non si tratta della fusione dei tre Comuni ma della gestione associata delle funzioni a loro attribuite.
Con l’Unione si mirava ad una futura fusione. Il problema erano i tempi. Ad accelerarli è stata l’occasione delle prossime elezioni amministrative a Perego, nel prossimo anno 2015. Rovagnate, maggioranza e minoranza, spinse Perego a sfruttare l’occasione, tra titubanze della maggioranza e il netto rifiuto di ciò che è rimasto della minoranza. Bisognava decidersi, per arrivare in tempo a compiere le dovute richieste.
Sembra oramai una cosa fatta, ma non è così. Toccherà ora alle due popolazioni decidere per il sì e per il no. La data del referendum si avvicina: domenica 30 novembre. Nessuno ha fatto un serio sondaggio tra la popolazione. Le voci più strane si rincorrono.
Come convincere, in queste settimane, i cittadini a votare per il sì?
Non voglio dilungarmi con ragionamenti contorti. Vi dico con il cuore:
Cari cittadini di Perego e di Rovagnate,
mettete da parte le vostre paure. Sono tante, e anche valide. Le comprendo.
Ma uscite da quel gretto senso di appartenenza o di identità prettamente campanilistica, che blocca ogni apertura al domani.
Il domani, come si dice, è degli audaci.
Il domani non è nostro: di noi genitori, educatori, politici che apparteniamo già al passato: il presente ci sta sfuggendo di mano.
Il domani è dei nostri ragazzi. Noi elettori dobbiamo decidere pensando a loro, e non a noi.
Essere nostalgici, troppo paurosi, ancora abbarbicati a qualcosa che sta franando sotto i nostri piedi, sarebbe come consegnare ai figli un pugno di mosche o di cenere.
Conservare per partito preso è perdere. Ricordare sì, ma per non fare gli errori del passato, e il passato lo vediamo sotto i nostri occhi. I nostri paesi stanno morendo di inedia, di indifferenza, di pretese di cittadini che non muovono un dito per il bene comune del loro paese.
La fusione non è solo una questione economica. In gioco è una nuova visuale di Politica. Forse inimmaginabile, oggi. Anche ai nostri politici locali.
Il futuro sta nelle nostre mani. In un solo giorno, il 30 novembre, lo potremo bruciare o salvare.
http://youtu.be/yigEjFdym8o?list=UUz1xu1ZFy15OsTjj2yvPMFg


E questo dimostra anche che la memoria storica di luoghi, comuni e frazioni non si perde, resta negli archivi storici.
Per cui, se anche si vuole commemorare o festeggiare una precedente denominazione di località una volta autonome, si potrà sempre farlo.
Questo non è messo a rischio dalla fusione, mentre la mancata fusione, quella si è un rischio,quello di lasciare intatto quel campanilismo che tanta parte ha non solo in certe questioni politiche ed economiche, ma anche nell’abbandono e nell’inedia in cui ormai vegetano tanti paesi.
A me è sempre piaciuto, sopratutto un tempo, andare a visitare paesi e paesini, speciamente la loro parte storica, ma poi, riflettendo, devo dire che non credo che mi sarebbe piaciuto vivere in uno di essi.
Per un motivo molto semplice: mi somo domandato cosa si facesse, in questi piccoli centri, certo, a parte andare al lavoro o stare in casa nel tempo libero.
Ma vedevo che la risposta sotto i miei occhi era desolante: si, magari qualche festa la domenica, poi tutti dentro qualche caffè del centro, sopratutto gli uomini, a fare le classiche due chiacchiere da bar, o magari una partita a carte.
Certo, non è detto che la fusione porti a rivoluzioni anche sotto questo aspetto, ma mi auguro che in centri più grossi si scuota qualcosa, e magari qualcuno pensi ad organizzare qualcosa che vada al di là delle solite feste a base di salamelle e pastasciutta.
Magari qualche momento per riflettere su temi anche di attualità, non dico necessariamente di argomento religioso o spirituale, ma almeno un qualcosa in più per consentire alla mente di elevarsi al di sopra della routine di tutti i giorni, fatta di giro in centro, bar, e la domenica magari l’ennesima, insipida festicciola, ovviamente lo dico con tutto il rispetto per coloro che non vivono per altro.