La pancia conta, ma conta di più la testa, e la testa mi dice: Guarda avanti!

siperego

di don Giorgio De Capitani
Nei giorni scorsi è stato messo, nella casella postale dei cittadini di Perego, un volantino steso con i piedi dai promotori del No alla fusione dei due Comuni, Perego e Rovagnate.
Leggendo il contenuto del foglio, se fossi ancora incerto su che cosa votare domenica prossima, 30 novembre, mi deciderei per il sì alla fusione; se avessi già scelto per il no, qualche dubbio mi verrebbe.
Già da come si presenta, uno dimostra di avere uno stile, e di essere per lo meno rispettato. E lo stile si vede anche dalle cose che uno fa. Non c’è alcun stile nel volantino del NO alla fusione: a parte l’italiano (perchè invece di perché) e frasi sconnesse e la veste diciamo tipografica semplicemente orrenda (anche se si tratta di un volantino ciclostilato), è il ragionamento che non tiene, sono le ragioni per il No che zoppicano, sono le bugie che vengono dette e ripetute senza una benché minima decenza, sono le castronerie che sono contro ogni logica e buon senso.
Che la fusione dei due Comuni comporti anche qualche incertezza, sembra evidente a tutti. Ma dire che sarà catastrofica, è assolutamente inaccettabile. Chi se ne intende, senza avere paraocchi e con tanto di esperienza, sostiene che i vantaggi saranno superiori alle incertezze. Numeri alla mano!
Una seria campagna elettorale comporta intelligenza e capacità di convincere. Se devo fare un rimprovero al Comitato del Sì è il non essere riuscito a convincere di più la gente della bontà della fusione. La comunicazione purtroppo è il difetto dei buoni, e non dei cattivi. Bastano quattro ragionamenti buttati lì, puntando alla pancia, e il gioco è fatto: vedi il consenso che sta ottenendo la Lega Nord nazionale, con il capobanda Matteo Salvini, la quale rimescola a modo suo i malumori della gente, dimenticando che questi malumori sono stati creati o per lo meno favoriti anche dalla Lega, quando era al potere.
I due gatti della Lega di Perego hanno fatto la stessa cosa: confondere le idee dei pereghini puntando al disagio per una eventuale fusione (giocando sui numeri e sulle bugie), dimenticando che Perego è già un paese disagiato, anche per colpa di una Lega che nel passato non ha fatto nulla per proporre qualcosa di buono.
I cittadini di Perego temono di scomparire, come paese, se ci sarà la fusione con il Comune di Rovagnate. Già l’ho detto: i timori possono avere qualche loro giustificazione, ma valutiamo bene le cose: se Perego dovesse restare autonomo, siamo proprio certi che il futuro del paese sarà del tutto roseo?
Dunque, i timori ci sono per il futuro di Perego, anche se rimanesse staccato da Rovagnate. Ma i timori aumentano, se apriamo bene gli occhi e valutiamo la “realtà” dell’oggi, senza farci prendere da uno stupido campanilismo. E i timori aumentano ancora, pensando che la storia cammina e che non si può più restare “ottusi”, chiusi nel proprio orticello, tanto più che gli orticelli si sono uniti tra loro tanto da non poter fare a meno di guardarci almeno in faccia, e di cooperare nel caso in cui un orticello rimanesse a secco.
Basterebbe pensare ai nostri ragazzi: vanno a scuola insieme, tra paesi vicini. Pensate alle fabbriche. Pensate ai negozi. Pensate anche alle feste. Chissà perché si dice che, con la fusione, le feste paesane spariranno, quando già oggi si fanno sì feste locali, ma coinvolgendo la gente dei paesi vicini. E ci si ritrova come se fossimo dello stesso paese.
Una delle ragioni per cui Perego si è staccato da Santa Maria e Rovagnate era il fatto che le parrocchie erano autonome. Ma ora, con la costituzione della Comunità pastorale, già i credenti delle quattro parrocchie si sono uniti: lo stesso Consiglio pastorale, le stesse attività religiose ecc. Quindi…
– Ma… non bisognava aspettare che anche Santa Maria si decidesse per la fusione? Non bastava nel frattempo l’Unione?
Sì, in realtà, il problema c’è. Come mai Santa Maria non ha aderito alla fusione? Ho chiesto al Sindaco i motivi, ma non sono stato soddisfatto delle risposte. Forse nemmeno lui sa perché vuole lasciare da solo il suo paese. Giustamente ho detto “vuole”, perché è stata una sua scelta, senza aver interpellato con un referendum il parere dei suoi concittadini.
– Ma così hanno fatto, viceversa, i due sindaci di Perego e di Rovagnate, decidendo “loro” per la fusione!
Non è la stessa cosa. Il sindaco di Santa Maria ha deciso da solo, naturalmente con i suoi assessori, senza dare la possibilità ai suoi cittadini di andare al referendum. I cittadini avrebbero potuto raccogliere le firme, ma non l’hanno fatto. Invece, i cittadini di Perego e Rovagnate decideranno “loro” domenica prossima, 30 novembre. Certo, i due sindaci potevano anche interpellare prima il parere dei cittadini, ma, secondo me, sarebbe stato inutile e anche comodo: ora non sarebbero qui a soffrire per l’esito del referendum.
Non è vero, come sostengono i due gatti del no, che la Regione impone di interpellare prima i cittadini. Se fosse così, perché la Regione ha dato l’ok per il referendum di domenica prossima? Anche i bambini della scuola materna arriverebbero a capire la bugia.
Non si può pensare al bene comune del proprio paese, dicendo bugie o raccontando frottole. E tanto meno non ci si mette in mostra all’ultimo minuto, giocando sui malumori anche giustificabili della gente, senza aiutarla a superarli nel migliore dei modi. 
Ciò che non sopporto di questa Brianza è quel suo ristagnare in un immobilismo paurosamente improduttivo in vista del futuro che non perdona chi non rischia, chi resta attaccato al proprio piccolo mondo borghese.
È proprio perché ci si trova nelle incertezze e nel timore di affondare che bisogna osare. Chi non osa, è già perdente, destinato a perire.
Votare sì alla fusione è il primo passo. Sul dopo, non bisognerà certo lasciar fare. Sarà il momento buono perché i cittadini dei due paesi riuniti si sveglino e si diano da fare per smuovere le acque stagnanti, se si vuole ridare un volto nuovo alla politica dei nostri paesi.
NOTABENE
Dopo aver letto l’articolo apparso su Merateonline, mi sono chiesto: che cosa potrebbe succedere del comune di Perego, se non si arriverà alla fusione con Rovagnate?

Perego, incidenti sulle strade gelate:

fallita l’assicurazione il comune anticipa 12.000€

Perego
Il comune di Perego anticiperà “di tasca propria” il risarcimento danni concordato per due episodi verificatisi sulle strade cittadine nell’inverno del 2011 quando a seguito di un’improvvisa e intensa gelata, all’alba, prima del passaggio dei mezzi spargisale, le vie del paese – così come quelle delle municipalità limitrofe – vennero coperte da una vera e propria lastra di ghiaccio che causò una serie di sinistri di diversa entità. La decisione di provvedere a liquidare la quota spettante alle “vittime” tramite un prelievo di 12.000 euro direttamente dalle casse comunali fa seguito al fallimento della società assicurativa a cui si era affidata l’amministrazione (la Faro). Il comune di Perego si è infatti già insinuato al passivo della fallita ma per andare incontro ai propri cittadini, essendo comunque già stato trovato un accordo – dopo le dovute perizie – con gli automobilisti coinvolti nelle uscite di strada causate dal ghiaccio, ha optato per anticipare loro il dovuto. La comunicazione è stata data nel corso dell’analisi delle variazioni al bilancio in vista dell’assestamento. I 12.000 euro figurano infatti tra le maggiori spese.
A.M.

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5 Commenti

  1. Antonio ha detto:

    Laorca, Olate, San Giovanni, Castello, Germanedo, Belledo… Lecco. Ognuno con le proprie feste, con le proprie chiese, con i propri oratori… ma Lecco. Che problema c’è? Anzi, ognuno lo vede, il problema sarebbe se ci fossero comuni diversi di…Laorca, Olate, San Giovanni, Castello, Germanedo, Belledo, Lecco. E allora, coraggio, si voti per il comune unico!

    • john coltrane ha detto:

      però quando uno di Laorca, Olate, San Giovanni, Castello, Germanedo, Belledo e aggiungerei acquate va in centro non dice,vado in centro ma, vado a lecco. e poi c’è voluto benito mussolini per unire questi comuni in un unica città (nel 1928). il un altro duce”unificatore” non lo voglio

  2. Giuseppe ha detto:

    Alfredo Covelli era un uomo politico degli anni del dopoguerra, esponente di spicco dei vari movimenti nostalgici della monarchia (e del fascismo), che non hanno mai avuto un peso significativo nelle nostre vicende nazionali, ma che sotto diverse denominazioni è comunque riuscito a partecipare ad alcune tornate elettorali ancora negli anni settanta. Durante una intervista televisiva, l’onorevole dovette ammettere che nonostante l’esiguità dei consensi, che comunque grazie al sistema proporzionale puro allora vigente, gli consentivano di sedere ugualmente in parlamento, preferiva essere il leader di un piccolo partito, piuttosto che “uno dei tanti” in uno qualsiasi dei partiti maggiori. Insomma per citare Giulio Cesare: “è meglio essere primo in Gallia che secondo a Roma”. Credo che i leghisti in genere e quelli di Rovagnate e Perego in particolare, pur non conoscendo la storia e non avendo mai sentito nominare personaggi storici più o meno illustri, siano affetti da questa forma di megalomania e preferiscano gestire personalmente un potere minuscolo, piuttosto che non contare in una realtà più grande, infischiandosene di dare un contributo anche minimo al bene comune.

  3. GIANNI ha detto:

    Diverse città sono state in passato piccoli centri, poi riunitisi grazie allo sviluppo economico.
    Forse che nelle grandi città sono scomparsi i quartieri?
    Tutt’altro.
    Forse che nei comuni più grandi sono scomparse le frazioni?
    Tutt’altro.
    Continuano riti cittadini e paesani, come feste di quartiere e di frazione, che mantengono vive le tradizioni di quelli che un tempo erano singoli paesi.
    Nulla scompare, semmai si acquista qualcosa in più riunendosi.
    Sarebbe logico che in una città ci fossero servizi comunali tra loro separati e dedicati solo ai residenti di ogni quartiere?
    No, e quindi se fa più comodo recarsi in un’altra circoscrizione per fare qualcosa, ad esempio perchè vicina al luogo di lavoro, lo si può fare. Cosa che non sarebbe possibile se, invece di un unico comune, fossero comuni diversi.

    L’unità, porta a più vantaggi, non a meno vantaggi.
    A più scelte.
    Se vivo in un comune più vasto, posso anche andare ad abitare in un’altra zona, senza rifare tutta una serie di documenti, incombenza cui invece devo assolvere, se si tratta di comuni diversi, e via di questo passo.
    E poi quale sarebbe il futuro di piccoli centri…?
    Forse, quello di essere commissariati, senza sufficienti risorse.
    Sarebbe un bel problema.