![cgil12-1000x600[1]](http://www.dongiorgio.it/wp-content/uploads/2014/10/cgil12-1000x6001.jpg)
di don Giorgio De Capitani
Dico la sincerità: non ho voluto di proposito seguire né la cosiddetta Leopolda di Renzi né la manifestazione della Cgil a Roma. Ho letto qualcosa sui giornali. Più numeri che fatti. In ogni caso, i numeri non mi eccitano più. Parlare di un milione di scioperanti a Roma è semplicemente cronachistico.
Mentre sulla Leopolda non spendo una parola, vorrei fare qualche osservazione sulla manifestazione indetta dalla Cgil. Che dire? Una manifestazione inutile, ipocrita, senza senso.
Basta che la Camusso apra bocca, e sento parole buttate al vento. Forse neppure il vento le raccoglie: sono già sparite appena uscite. Che volete? La Camusso mi è quasi comica, pateticamente ridicola: con quel suo parlare già detto, con quel suo volto inespressivo. Non è che sia fatta così! È lei che non ci mette l’anima, forse perché non ha alcuna anima sociale e politica. La sua è una vecchia politica, già estinta. Non è affatto “intelligente”, nel senso di capire qualcosa di ciò che sta succedendo, in questo momento storico. Porta avanti un sindacato che è morto da anni. Non dice nulla di “nuovo”, che possa veramente costruire. Parla, parla, parla perché è pagata a farlo: il suo è un mestiere. Neppure straparla. Emette slogan preconfezionati. Secondo il copione del momento.
A proposito, Maurizio Landini che ci faceva a Roma? Un altro che gioca a trovare qualche visibilità! Capisce poco di politica, tanto quanto basta a tirare a campare. Il problema è lui: non sa da che parte stare. Dalla parte dei diritti (!) da conquistare o dalla parte dei lavoratori che se ne fregano dei diritti degli altri? Non aggiungo altro. Sciuperei il mio tempo. No, un’altra cosa. Lui tira i sassi, e poi nasconde la mano. “Chi è stato?”, urla. E dà la colpa agli altri. Operai, mandatelo a fanculo!
(NotaBene. Questi sindacalisti che cosa guadagnano al mese con i soldi degli operai? Leggete qui, e poi ho torto se dico che questi sindacalisti sono dei ladri, disonesti, farabutti?)
E allora quel milione (!) di manifestanti che hanno accolto l’invito del sindacato di sinistra? Di sinistra? E di quale sinistra? Se i sindacati hanno perso la via della Sinistra (forse non l’hanno mai imboccata!), quella gente che corre in piazza, solo perché vuol far valere ciò che ritiene suo, singolarmente suo, della sinistra se ne sfotte. Urla e grida per sé. Non sa che cos’è la solidarietà sociale. Ecco la massa che si agita come una trottola! Un insieme caotico e anonimo di singoli che pensano solo a salvare il loro sé. Tutta quella folla anonima, senza volto, senza coscienza sociale, quanto mi fa pena!
E che dire del pezzetto del Pd che ha solidarizzato con quella folla caotica di manifestanti a Roma? Penso che siano andati a rifarsi un po’ il lifting o a coprire disagi di identità politica.
Rosy Bindi! Deve sentirsi proprio male tra signore belle e determinate del suo partito, giovani per di più, preparate e consce della loro responsabilità. Lei si sente inferiore, ormai fuori moda, con la pelle che tira e tira sul volto… Che ci devi fare, cara Rosetta? È passato il tuo tempo. Fàtti da parte, e lascia via libera al nuovo. La pelle non conta! Conta che sei fuori tempo, che la politica ti è morta nel cervello.
E Stefano Fassina? Forse credeva di andare al Circo Massimo, a far giocare i bambini. Si è divertito, ubriacato da quella folla che urlava slogan senza senso. Quando parla, sussurra qualcosa. Di sinistra? Sì, di una sinistra che sta sulla porta a origliare parole e contro-parole, magari cattivelle, ma che si perdono nel vuoto.
C’era anche Pippo Civati? E chi l’ha visto? Così gentile e carino che, quando gli concedono di parlare, mastica frasi che si confondono con l’aria. Le parole come pere cadono da una pianta moscia. Nessuno le raccoglie. Forse nemmeno lui ci crede a quanto dice. Magari spera che domani qualcuno ne farà una macedonia.
E Gianni Cuperlo? Già quel suo cognome così difficile da pronunciare con l’accento giusto. È in buona compagnia con quella minoranza che vorrebbe frenare gli entusiasmi di un Renzi, che va avanti come un toro scatenato.
A me, in questo momento non importa un fico secco che Renzi sia di destra o di sinistra. Interessa che ci porti fuori dalla crisi. Ci riuscirà? Non lo so. Almeno c’è. E ci devo credere. Sugli altri parolai, o pantofolai, o comici da strapazzo, o sinistrossi del cazzo, non pongo alcuna speranza. Sono utili, sì, perché servono per rendere Renzi ancor più determinato.
Oggi, lo vedono tutti, anche i ciechi; lo sanno tutti, anche gli analfabeti: in Italia occorre uno che non guardi in faccia a nessuno, che vada avanti per la sua strada, che non si faccia intimorire né dai sindacalisti di merda, né dalle folle anonime, né dai nemici di destra o di sinistra, che scrivono, parlano, fanno scenate come bambini dell’asilo, piangono e ridono, le tentano tutte pur di spodestare dal trono il ribelle che vorrebbe, a dispetto di ogni convenienza o di ogni pudore di una pseudo-democrazia, tentare di salvare ciò che è rimasto della patria.
Ma non posso non parlare dei diritti che tutti vorrebbero rivendicare o riconquistare o salvare dalle grinfie di una politica che pretende di fondare la democrazia sui doveri. Non lo dico da ora. Da tempo insisto su queste semplici verità. I diritti si fondano sui doveri. Senza i doveri, i diritti non esistono. I doveri sono innati nel nostro essere. I diritti provengono per lo più dall’esterno: dalle nostre pretese sbagliate, da un potere che impone diritti fondati sulla forza. Ogni diritto è una pretesa o forzatura.
La società, per essere democratica, parte dai doveri, ovvero dal rispetto della dignità dell’essere umano. I diritti non si conquistano e non si concedono. Fanno parte del nostro essere umano, il quale, in quanto tale, chiede di essere rispettato. Dovere-diritto è un binomio inscindibile. Non sono, comunque, i diritti a imporre il passo ai doveri dello stato o di qualsiasi altra istituzione. Sono i doveri a imporre il ritmo ai diritti.
Quando una società urla in nome dei diritti, dimenticando i doveri, è una società malata, una pseudo-democrazia che porterà al fallimento. Una società, dove anche i criminali pretenderanno i loro diritti, e dove ogni rivoluzione lotterà in nome dei suoi diritti, i quali, appena i rivoluzionari andranno al potere, faranno prevalere i loro diritti.
Avete sentito, almeno una volta, i sindacalisti parlare dei doveri dei lavoratori? Diritto al lavoro! E così questi sindacalisti, in nome del diritto al lavoro, si sono opposti alla chiusura di fabbriche inquinanti. Solo dopo, quando i tumori hanno colpito migliaia di persone, hanno difeso il diritto alla salute. Questi sindacalisti ancora oggi pretendono di costruire fabbriche, in nome del diritto al lavoro, a danno però dell’ambiente, e così via.
I diritti pretesi e conquistati con lotte sindacali si sono sempre rivelati come dei boomerang. E chi l’ha pagata? Il lavoratore, il cittadino, la società, il bene comune.
Se qualcuno mi accusa di stare dalla parte del capitale e perciò del padrone, si sbaglio di grosso. Non difendo i diritti del capitale o del padrone. Sarei in contraddizione. Difendo l’essere umano che, in forza del suo essere umano, “deve” vivere di conseguenza. E se sono costretto a parlare di diritti, dirò che i miei diritti sono i miei doveri.
Vi offro due articoli che possono aiutare a riflettere ulteriormente.
***
da Lettera 43.it
MAMBO
Cgil, la tua piazza ti seppellirà
Camusso, Fassina, Landini & Co. sono colpevoli di aver creato una sinistra senz’anima. E la ”necessità” di Renzi l’hanno provocata loro.
di Peppino Caldarola
25 Ottobre 2014
Fra i tanti che lamentano la scomparsa o l’emarginazione della sinistra, ci sono quelli che dovrebbero tacere avendo facilitato questo destino.
In maggioranza sono oggi a capo della manifestazione sindacale o la appoggiano o vorrebbero che diventasse la prova generale del nuovo partito e del rilancio della sinistra iper-radicale.
Questa osservazione non è né pedante né recriminatoria ma serve a introdurre un criterio d’interpretazione del futuro che è questo: dalla piazza di Roma fino a che non emergeranno figure politico-sindacali nuove non scaturirà un bel nulla.
SINISTRA SENZA ANIMA. La ‘necessità’ di Renzi l’hanno creata loro, i fautori della manifestazione di oggi, così come loro hanno creato questa sinistra senza anima, che di tanto in tanto si fa destra, che ha il culto della personalità del leader del momento, che si regge non sugli organismi di partito vigilanti ma sugli staff prepotenti.
La piazza di oggi queste cose le sa. Per questo fossi in Camusso, Fassina, Vendola, Landini starei in campana: state chiamando a raccolta i vostri becchini.
NON C’È PIÙ LA CLASSE. Quello che questa sinistra non ha capito e che non capirà mai è che la fine delle ideologie (che non vuol dire la fine dei valori e dei progetti a lungo periodo) spinge i cittadini-elettori al ritiro definitivo della delega. Ci si può commuovere per il film ben fatto di Veltroni su Berlinguer, ci si può scandalizzare per le cretinate di Fedez, rapper grillino, che critica i ‘pugni chiusi’ di una delicata canzone di Lucio Dalla, ma quel che conta è che alla sinistra hanno scippato non il partito ma, come si sarebbe detto una volta, la classe.
LE DIFFICOLTÀ NELLA SOCIETÀ. Le linee di divisione che esistono nella società sono molteplici e spesso attraversano le famiglie, fra chi ha un passato e chi non ha un futuro, fra chi ha voglia di identità anche regionale e chi vive nel mondo, fra chi si impaurisce per il protagonismo radicale e violento dell’Islam e chi continua a pensar che sia colpa dell’Occidente, fra chi pensa che la mafia sia un pericolo per l’Italia e chi la racconta come la smandrappata Legione straniera diretta dallo Stato.
UN PAESE SPAVENTATO. Questo è un Paese impoverito, spaventato che tuttavia nel suo corpaccione centrale non ha cambiato modello di vita né progetto di vita. Non crede alle lacrime neppure alla proprie. La sinistra passa dalle sofisticatissime analisi sulla pericolosità dei capitali che si muovono in un batter d’occhio in Rete, arricchendo pochi e impoverendo tanti, all’idea che tutto questo si possa fermare con uno sciopero, una bella riunione di sezione, la Bindi al posto della Boschi. Ve lo siete cercato Matteo Renzi!
Il quale Renzi dovrebbe avere sufficiente ironia per capire che non sta costruendo molto perché non basta scassare ma bisogna metter su casamatte che si fanno con un singolare impasto di cultura e di personalità robuste.
L’INUTILITÀ DELLA LEOPOLDA. Prendete il suo modello di partito fra il liquido e il gassoso: che ne sarà di questa ipotesi il giorno in cui Renzi dovrà passare ad altra attività? Le Leopolde non stanno selezionando classe dirigente tant’è che a ogni elezione il giro di nomi è sempre lo stesso (come pure fra i ministri: vedete la ridicola rosa di nomi per gli Esteri post Mogherini).
FARE DELL’OPPOSIZIONE LA PROPRIA FORZA. La novità renziana sta nell’idea del partito che vive perennemente all’opposizione di qualcosa aspirando a fare cose di governo. Un partito cioè che vive sull’esaltazione di suoi nemici. Questo è l’unico vero punto di contatto con Berlusconi che stava al governo sentendosi opposizione.
Più forzatamente si potrebbe citare il parallelo storico con Stalin che diceva che le contraddizioni e i pericoli crescevano a mano a mano che si costruiva il socialismo. In Occidente è sempre accaduto il contrario, governando si costruiva e si strutturava una società e quando questa operazione riusciva voleva dire che erano nati gli statisti e i partiti che avrebbero segnato un’epoca.
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La vittoria della Cgil è una vittoria di Pirro
25/10/2014 – di Marco Esposito
Oggi è stato il giorno della CGIL. Senza ombra di dubbio. La larga partecipazione alla manifestazione di Roma contro il Governo di Matteo Renzi e contro Matteo Renzi stesso è stata un successo. Anzi, un indiscutibile successo.
Mentre la Leopolda si auto-celebrava in modo un po’ confuso, il sindacato più importante d’Italia esprimeva il suo massimo sforzo per organizzare l’unica opposizione visibile oggi in Italia. E lo ha fatto, anche se con fatica, a suo modo: organizzando treni, pullman e riempiendo piazza San Giovanni. Si prende le prime pagine dei giornali e rianima gli antirenziani di sinistra, che si sentivano ormai dei “panda”. Inoltre, e forse è questo il risultato politico più importante, riesce a spaccare (definitivamente?) la sinistra dem dal resto del partito. C’è da chiedersi – e questa domanda va rivolta a chi è sceso in piazza questo sabato – se è possibile per loro rimanere dentro questo Partito Democratico.
Insomma, come intendono coniugare la loro radicale opposizione non al singolo provvedimento del governo, ma alla sua stessa visione del paese e della società, con il rimanere nel Pd di Renzi.
Purtroppo per la Cgil, però, il momento più difficile di una manifestazione di successo, arriva il giorno dopo. Che succede dal giorno seguente? Ammesso che si arrivasse allo sciopero Generale, anche in quel caso, quale sarà il reale risultato politico che riuscirà a portare a casa il sindacato guidato da Susanna Camusso?
La realtà è che la CGIL rappresenta e parla ormai soltanto ad uno spicchio di società. Non parla alle partite iva, che lei stessa ha dimenticato, non riesce a rappresentare quei precari di cui si riempie la bocca, non è in grado di rappresentare chi cerca un “paese delle opportunità“, rispetto a chi – come la CGIL stessa – sembra aver da anni imboccato la via della conservazione.
Il ciclone Renzi, e la Camusso lo sa bene, rischia di essere letale, dopo esserlo stato per gli ex PCI-PDS, anche per il sindacato di Corso Italia. Che giustamente si difende con le unghie e con i denti.
La realtà, però, dice altro. Dice che mentre si compie una battaglia mediatica tra CGIL e Leopolda, alla quale una buona parte di italiani non sembra interessata, la richiesta di governabilità che arriva dal “paese reale” è sempre più urgente.
E questa volta, e questo lo sa anche la Camusso, dire soltanto “NO” ad ogni riforma – dal jobs act alla riforma costituzionale – non può bastare. Dalla manifestazione di oggi dovrebbe nascere un nuovo movimento in grado di affrontare la complicata realtà italiana in maniera diversa da come lo ha fatto fino ad ora la sinistra radicale. Ma di segnali affinché ciò accada, non se ne vedono.
Il Pd di Renzi ha dimostrato di sapere andare oltre il Pd.
La Cgil della Camusso non ci sembra in grado di potere (e volere) fare altrettanto.
A prescindere dal linguaggio, a volte da scaricatore di porto, condivido in pieno le analisi politiche di don Giorgio.
I sindacati hanno remato spesso contro i lavoratori,tutelando solo esclusivamente i loro iscritti.
I sindacati sono anch’essi una Casta ed hanno grandi responsabilità dell’attuale stato sociale dei lavoratori.
Sono rimasti indietro almeno 50 anni e non volendo perdere il loro potere, continuano a difendere i loro interessi!
Ma quando lo capiranno gli italiani?
Carissimo Don Giorgio,
mi dispiace ma questa volta non sono per niente d’accordo con te. Forse non te ne fregherà niente ma ho voluto dirtelo. Buona Domenica
Carlo
Purtroppo io sono stato buttato fuori dal mondo del lavoro 3 volte in 30 anni da aziende piccole medie e grosse.Quando ci sono i licenziamenti di massa la mobilita’ interviene.Ora il problema e’ se ci devono essere lavoratori di serie B e altri di serie A e’ qui che sta lo schifo.Dato che il lavoro e’ come l’aria in tempo di repubblica e di crisi tutti devono accollarsi i sacrifici.E invece NO un numero gode a dismisura di benefici(vedi Fazio fabio,per esempio eclatante) e altri sono ridotti alla fame.Il sig Renzi x mettere a posto l’italia deve partire da qui.Nessuno vuole togliere meriti ai piu’ intelligenti se hanno conquistato posti di responsabilita’ senza spinte.Questi se gli tolgono il contratto a tempo indeterminato gli cambia poco perché bravi una occupazione la trovano ancora.Di fatto bisogna tutelare i diritti dei lavoratori e i diritti dei datori di lavoro,e questo puo’ diventare difficile.I lavoratori subordinati subiscono pressioni di vario genere e costretti a lavorare in condizioni rischiose vedi i morti ogni anno.Inoltre esiste il ricatto se fai cosi’ altrimenti vai.E’ qui che deve intervenire la legge senza giusta causa non fai nulla.Se poi extragiudiziale pattuisci una cifra ok si lascia al lavoratore la possibilità di accettare.E poi perché lo stato non controlla i luoghi di lavoro con gli ispettori?Si troveranno situazioni allucinanti forse e’ meglio non sapere.Come si vede sul piatto della bilancia c’e’ molto da ponderare.I sindacati come mai non fanno l’interesse dei lavoratori?Quando vedeno situazioni a rischi non denunciano o convivono anche loro con lo status quo?A me e’ capitato di vedere sindacalisti che di fronte a evidenti abusi girano la faccia dall’altra parte in aziende tipo ENI.
Ma perche’ non si abbolisce per tutti il contratto a tempo indeterminato cosi’ non ci sono problemi e si e’ tutti sulla stessa barca visto che siamo in emergenza.Di fatto quando si e’ in emergenza tutti si adattano a fare tutto.Poi successivamente andiamo ad elezioni e vediamo cosa succede.Se il problema e’ articolo 18.
L’attuale contratto proposto a tempo indeterminato include anche la clausola che prevede il libero licenziamento. Cioè, oggi vieni assunto e domani stai fuori senza una motivazione plausibile.
Indeterminato di che?
Siamo alle solite polemiche sterili che non propongono un fico secco . Don Giorgio usa gli stessi toni e termini che usava Berlusconi durante la sua ultima campagna elettorale. “ Quelli che non ci votano sono dei coglioni !”. Che Renzi stesso costituisca l’unica spiaggia possibile può essere anche accettato in linea di massima. Ma, non facciamo santi prima del tempo. Più che polemiche ed analisi cervellotiche e preconcette, mi piacerebbe sentire consigli, indicazioni e proposte nei vari interventi. Siamo tutti bravi a fare le pulci a chi cade in disgrazia o a coloro che rivendicano d’avere un futuro e dei diritti dettati dalla COSTITUZIONE democratica.
Prima i doveri ! D’accordo. Ma quali doveri? Entriamo nello specifico. Personalmente, mi sono premurato in aprile, di spedire una mail a Renzi in cui proponevo la cancellazione triennale dell’IRAP sulle NUOVE assunzioni (aggiuntive). Caso strano, Renzi l’ha attuata pari-pari, forse perché l’aveva già in nuce. La proposta andava completata con la disposizione di utilizzare in parte tale risparmio nell’investimento su ricerca e sviluppo, con premio rinnovabile per le aziende meritevoli sul piano della crescita. E’ chiaro cosa voglio dire ?? Non facciamoci prendere troppo dalle elucubrazioni mentali, ma partecipiamo, sforzandoci di individuare soluzioni.
A che serve esacerbare gli animi con analisi retroattive deprimenti? Ognuno, per la sua parte, ha commesso errori, ma chi più in alto sta meno deve sbagliare.
Hai capito poco o nulla di ciò che ho scritto a proposito dei diritti e dei doveri. Pazienza! Non bisogna scoraggiarsi. Quando si è chiusi in un mondo mentale vecchio, far capire certe cose è veramente difficile.
L’importante sta nel non confondere i diritti sanciti in uno Stato Democratico, con i privilegi di cui gran parte di una certa casta si è indebitamente appropriata. Su questo, credo, si possa doverosamente ragionare.
Ad iniziare dal trattamento economico di consiglieri e assessori comunali, provinciali e regionali che, secondo un criterio “fai-da-te”, percepiscono una retribuzione che, in base al proprio territorio, oscilla da tre a quattro volte l’unità base di riferimento.
Un insegnante percepisce sempre lo stesso stipendio, sia che abbia una classe di quindici alunni che una di venticinque, sia che insegni a Torino o che insegni a Trapani.
Io non penso a garantire il lavoro come diritto, ma a bloccare l’arbitrio. E’ un paradosso che per un richiamo ci voglia motivazione e per un licenziamento no. Senza bisogno di vendette personali, si può defenestrare liberamente chi non si adatta alla flessibilità selvaggia, si tinge i capelli o rifiuta gli straordinari in nero. O cali le braghe o ti ritrovi in mutande.
Quanto meno, si dovrebbe stabilire un’incompatibilità tra libertà di licenziare e sanzioni: o cambi dipendente come fosse un prestatore d’opera esterno, o lo puoi strigliare secondo regole certe.
“Non c’è futuro per una Chiesa che non pone più al vertice il mistico, la contemplazione. Una Chiesa che fa politica, che fa del sindacalismo è una Chiesa irrilevante che non ha più nulla da dirmi”.
E’ una frase non mia, o di un altro fesso qualunque, ma di Cristina Campo, poetessa e scrittrice cattolicissima cofondatrice di “Una Voce” (Foederatio Internationalis Una Voce), che basta da sola a commentare non soltanto questo singolo post, ma un po’ tutto questo sito http://www.dongiorgio.it.
Tommaso Pellegrino – Torino
http://www.tommasopellegrino.blogspot.com
Preferisco Simone Weil, che è di un’altra levatura. La quale la pensava un po’ diversamente, come diversamente la pensavano i grandi mistici. Vorrei citare anche Raimon Panikkar.
Ho letto e riletto più volte gli articoli ed i commenti, prima di esprimere un mio giudizio, proprio perchè intendevo verificare su quali aspetti ed in qualche chiave interpretativa si discutesse su questi interessanti temi dell’attualità politica e sindacale.
Inizierei dal convitato, neanche troppo di pietra, l’articolo 18.
Che vi sia una spaccatura evidente nel PD credo sia evidente a tutti, e che la maggioranza del partito, guidata da Renzi, non sia più in un rapporto con il sindacato inteso nella sua tradizionale funzione di cinghia di strasmissione, è altrettanto evidente.
Uno dei principali punti di attrito tra renziani e sinistre e CGIL è, come dicevo, l’articolo 18.
Personalmente credo sia una falsa questione, nel senso che l’attuale normativa o una sua riforma non cambieranno di molto le cose.
Se si prevede un’abolizione dei casi consentiti di licenziamento nelle medie e grandi aziende, perchè nelle piccole già ora non opera questa norma, non cambierà molto in termini occupazionali, nel senso che gli imprenditori assumono comunque quando prevedono sviluppo economico e viceversa, a prescindere dall’assetto normativo.
Se anche resta la normativa attuale, comunque le cose in termini di garanzia occupazionale non mutano, perchè a fronte di ristrutturazioni aziendali dovute a motivi economici, anche ora non vale l’articolo 18 in termini di tutela.
Se poi l’attenzione si sposta sulle garanzie, già ora una miriade di piccole e piccolissime imprese, non sono soggette alle ipotesi di licenziamento di cui alla norma, per cui l’imprenditore licenzia come gli pare.
Peraltro facciamo attenzione a notare che proprio nelle piccole imprese invece avrebbe semmai più senso la garanzia, proprio perchè potrebbero instaurarsi rapporti di empatia o antipatia tra imprenditore e singolo lavoratore, che potrebbero dar luogo a licenziamenti ingiustificati, sempre fermo rimanendo che di un buon lavoratore l’imprenditore sarà l’ultimo che fa a meno.
Invece nelle grandi imprese ben difficlmente interferisce un motivo personale, e quando comunque il licenziamento è dovuto a motivi discriminatori, comunque anche questi rimarrebbero come elemento da considerare in un licenziamento comunque non consentito.
Complessivamente non è quindi questa norma l’importante, e il sindacato ne fa un po’ una bandiera simbolo, in funzione antirenziana.
Personalmente, devo dire che concordo con don GIorgio, ma non per partito preso, ma sulla base di precisi fatti.
Ad esempio il mio giudizio su Monti era molto diverso.
Cosa succede, invece, con Renzi?
CHe finalmente abbiamo un piano complessivamente credibile per risolvere gran parte dei guai.
I precedenti capi del governo erano sopratutto attenti a rientrare nei parametri europei.
Ora, finalmente, Renzi propone quanto segue.
Pur stando sempre nei parametri, rinviare il pareggio di bilancio per stanziare più risorse per la crescita.
In questo modo potrebbe ripartire un po’ di sviluppo.
IL problema dei conti si potrà in questo modo meglio affrontare, proprio perchè con un po’ di ripresa, saranno meglio valorizzati anche i cespiti statali, come quote societarie e immobili.
Se il mercato da quindi una mano, con la loro vendita, a condizioni non di svendita, si potrà non solo rientrare dal deficit, ma anche ridurre significativamente il fardello del debito, ed in una situazione di potenziale ripresa.
Mi sembra una svolta non da poco.
Poi, sono convinto che anche senza riforme dell’art. 18 il piano potrà comunque funzionare.
Peraltro interessante osservare ora la spaccatura del PD, che potrà confondere e rendere più incerto lo scenario governativo.
Potrebbe tale spaccatura produrre crisi di governo?
Mi auguro di no, ma se così sarà, allora non credo che tutte queste componenti possano stare nello stesso partito.
Quasi necessariamente le sinistre in tal caso daranno vita a uno o più soggetti politici distinti.
io sabato ero a Roma e lei mi conosce per giudicarmi? Per sapere quella che è la mia vita, la mia sensibilità, il mio pensare agli altri? E’ con questo spirito che sale sull’Altare? Non per difendere la pensione di Bonanno ma i cappellani ospedalieri che ricevono uno stipendio dalle regioni pari a quello di un infermiere qualificato, sono più generosi di un sindacalista? a lei la risposta…
Forse la gente più bisognosa era a casa, e non aveva i soldi per andare a Roma. Coglione! E che cosa hai risolto? Prima i doveri e poi i diritti! Hai almeno capito l’articolo? Se gli italiani fossero tutti coscienziosi, non saremmo a questo punto.
la sua maleducazione mi lascia senza parole.
Rispondi: quanto hai speso per andare a Roma?
Gli iscritti alla Cgil non hanno pagato, gli altri hanno pagato secondo le possibilità. Il sindacato ha fatto sottoscrizioni ed ha costituito un fondo per sostenere le vertenze ed in solidarietà di chi ha bisogno. Gli iscritti alla Cgil lavorano e pagano le tasse, anche l’8 per mille che serve per il sostentamento del clero, compresi i preti in pensione come lei, che forse dovrebbe avere più rispetto per gli altri, soprattutto se sono persone oneste che si battono per un ideale di solidarietà. Fare sindacato significa condividere i problemi e cercare di risolverli insieme, significa attenzione soprattutto per gli ultimi, per l’ultimo vagone del treno. Questo è il sindacato. Lei ne fa una squallida caricatura che non le fa per niente onore. Quando cita Bonanni parla di un sindacalista che ha fatto accordi con Berlusconi per isolare la Cgil, ma anche nella Cisl c’è molta gente onesta, come Carniti e Pezzotta. Nessuno esente è da difetti, la Cgil ha fatto tanti errori ma ha anche sostenuto molte battaglie giuste. Si ricordi però che nessuno è infallibile, neanche lei che risponde stizzito a chi osa criticarla.
Non dire cazzate! I sindacati sono logori e vecchi. Bisogna rinnovare, e rinnovare la mentalità gretta del mondo operaio. Gli operai d’oggi non sanno che cos’è la solidarietà. Hanno votato finora Berlusconi. Fanno i cazzi propri. Svegliatevi!
Ok ma non dobbiamo togliere la memoria e la speranza per un futuro migliore,pertanto anche dare visibilita’ possibili fuori dall’ emergenza continua.In Italia si e’ sempre in emergenza e quindi tutto puo’ diventare lecito e normale,e’ questo che mi preoccupa.
Ho sempre riconosciuto i meriti del movimento sindacale, che negli anni complicati del dopoguerra e della ricostruzione e ancora, fino agli sessanta e settanta, in mezzo a situazioni di estrema difficoltà e conflittualità, ha contribuito in maniera determinante a raggiungere conquiste sociali e civili di estrema importanza e molto avanzate sotto il profilo della giustizia e dell’equità. Per questo penso di poter dire in tutta tranquillità che, in modo particolare negli ultimi due decenni, abbiamo assistito a una vistosa decadenza di questo mondo, nonostante qualche sussulto di vivacità accompagnato dalle solite lamentele di rito, come se si volesse tirare a campare e vivere di rendita sulle glorie del passato. Probabilmente, tutto ciò è dovuto anche agli interpreti attuali dei ruoli principali che, pur con tutto il rispetto per la loro buona fede, non mi sembrano certo all’altezza dei protagonisti delle battaglie sindacali storiche, quasi a somiglianza di quello che sta accadendo per altri versi nell’odierna classe politica, il cui scadimento è francamente desolante. Se dovessi indicare oggi una categoria che raffigura in pieno lo stereotipo di chi si lamenta a prescindere, senza fare distinzioni di sorta, e che difficilmente si assume le proprie responsabilità, perché tende il più delle volte a scaricare sugli altri (istituzioni e datori di lavoro innanzi tutto) le colpe delle situazioni di crisi e dei propri fallimenti, ricorrendo a pretesti e/o giustificazioni spesso inconsistenti, non esiterei a trovarla nei sindacati. Non voglio fare generalizzazioni, dato che nel tempo mi è capitato di confrontarmi anche con sindacalisti corretti e degni di stima e che, soprattutto, svolgevano il loro lavoro con competenza ed abnegazione ma, basandomi proprio sulla mia esperienza personale, devo ribadire purtroppo, che si tratta di una minoranza. Ho spesso avuto l’impressione, infatti, che parecchie persone scelgano di dedicarsi all’attività sindacale per sottrarsi ad impegni di lavoro che non sopportano o che sono fonte perenne di conflittualità con i superiori o, “meglio ancora” per scegliere una occupazione meno faticosa, che gli possa consentire comunque di vivacchiare all’ombra di una istituzione che li tutela e rappresenta pur sempre un centro di potere molto rilevante nel mondo del lavoro. A questo aggiungerei che, in particolare in questo momento, buona parte dei sindacalisti sembrano incapaci di leggere correttamente la situazione che stiamo vivendo, denunciando una miopia di fondo che li porta a privilegiare il particolare, rispetto all’interesse generale e, anche quando si tratta di battaglie giuste e sacrosante, non tiene conto di tutte le variabili che contribuiscono al perseguimento del benessere sociale.
Finalmente don Giorgio ha capito qualcosa della CGIL e dei sindacati in genere in Italia!
Forse le persone in piazza domenica scorsa e oggi a Roma pestate dalla polizia meriterebbero più rispetto. Chi non ha i calli alle mani e non prova la fatica del lavoro in fabbrica o in cantiere dovrebbe cercare di comprendere che cos’è quella fatica prima emettere sentenze. Mi spiace proprio leggere queste cose su questo sito.
Sì, i calli alle mani, ma mi sembra che i calli li avete anche nel cervello.
Veramente sconcertante. Non la riconosco don Giorgio, di colpo si mette a parlare come la Picierno dicendo cose che il peggior Sacconi o il peggior brunetta non hanno mai detto. Forse lei ha in mente qualcos’altro, ma le parole sono le stesse e tagliano come coltelli, anzi il doppio, perché le scrive incredibilmente lei, che ha difeso gli operai tante volte, come nel caso della Candy. Il sindacato finora ha sbagliato molto perché ha concesso troppo ai padroni, ma resta comunque un’ultima difesa contro l’inciviltà dell’egoismo alla Renzi, Serra e Marchionne. Proprio Landini rappresenta un tentativo di recuperare i valori del sindacalismo vero dopo anni di sonno. Se gli operai hanno votato Berlusconi, bene, chi ha votato Berlusconi oggi vota Renzi. Il problema è rafforzare il sindacato, non picchiare gli operai come è successo a Roma. Anche quelli erano coglioni?
La sfortuna e’ che abbiamo Renzi,Camusso,Landini?Di fatto servirebbe una politica industriale fondata sui brevetti e quindi su ricerca per poter uscire dalla crisi.Su queste basi l’industria potrebbe produrre e vendere.Ma purtroppo questo non c’ e e Renzi o qualcun altro puo’ solo raschiare il fondo del barile fino a quando il popolo non si incazza e allora violenza nelle strade.Finita la guerra de gasperi riusci a farsi perdonare in parte le misfatte italiane e avere gli aiuti necessari.Oggi possimo solo fare pulizia dei ladri governativi e mafiosi poi iniziare su nuove basi piu’ plausibili.Ogni giorno si scoprono corruzioni a alto livello i giovani sono in situazione a dir poco tragica i pensionati alla fame.Pero’ in tutto questo disastro in rai si pagano stipendi esorbitanti a mezze cartucce come Fazio e company e guarda caso Renzi non interviene in merito preferisce intortare i pensionati.Don Giorgio vorrei avere al posto di Renzi un Einaudi,Terracini,Dossetti De Gasperi io ho 54 anni ma leggendo la storia si evince chiaramente altro spessore politico e umano
Carissimo, non si fa la storia di oggi guardando indietro. Con i se e con i ma… L’intelligenza politica sta nel saper “leggere” il presente e agire per il meglio, ovvero per il bene comune. E bisogna anche essere realisti. Se dico che Renzi oggi mi sta bene, lo dico perché siamo in una emergenza, e non ce n’è un altro capace di fare ciò che sta facendo lui. Tutto qui. È chiaro che vedo oltre Renzi. Renzi, giustamente, è il frutto necessario di una politica “deficiente”.
bravo don Giorgio !