Omelie 2022 di don Giorgio: VIII DOPO PENTECOSTE

31 luglio 2022: VIII DOPO PENTECOSTE
1Sam 8,1-22a; 1Tm 2,1-8; Mt 22,15-22
Subito una riflessione sulle prime parole del secondo brano della Messa, quando l’apostolo Paolo, scrivendo a Timoteo, lo invita a elevare “domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio”.
Nei primi tempi della Chiesa erano costanti le preghiere che risuonavano durante le assemblee liturgiche per chi aveva una certa responsabilità di potere, perché provvedesse al vero bene comune della società. San Paolo parla dell’esigenza di ogni cittadino e di ogni credente ad avere una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio.
Non so voi, ma spesso io mi chiedo perché, se si vive una volta sola, si debba vivere male in una società che sembra faccia di tutto per farci star male.
Ci sono momenti storici di apparente tranquillità, e càpitano drammatiche emergenze che mettono in crisi il mondo intero. Di fronte a certi fenomeni naturali ci sembra di essere impotenti, anche se non è mai assente una certa responsabilità umana, ma di fronte a violenze scatenate da potenti criminali, ci si chiede fin dove la perversione umana possa arrivare a distruggere la nostra serenità. Mi chiedo: non basta un piccolo pezzo di terra per renderci felici, supposto che sia possibile che la terra venga suddivisa in modo tale che ognuno abbia un pezzetto, da gestire per il proprio ben-essere?
Altra domanda: la giustizia che cos’è? Quando diciamo che Dio è Giusto, che significa? Quando diciamo che i santi sono giusti, che cosa s’intende? Una cosa è certa: la Giustizia divina va al di là dei diritti/pretese che si sentono urlare e rivendicare sulle piazze o al bar.
La Giustizia è l’essere nelle sue esigenze in quanto essere. Il giusto avere si fonda sull’essere nella sua purezza. L’avere viene spogliato dei suoi diritti/pretese, quando enra in rapporto con l’essere nella sua dignità o nobiltà.
È davvero paurosa una società che ha di mira solo l’avere, e si dimentica dell’essere. Sì, fa paura una società che valuta tutto in base a ciò che si ha o non si ha, e non in base a ciò che si è o non si è.
Riflettiamo ancora. Ancora oggi non è forse vero che i diritti siano privilegi conquistati con la forza o con soprusi o per quella strana via che si chiama “strano giro di raccomandazioni”? Ma forse non è neppure questo che mi assilla, ovvero che ci siano raccomandati o fortunati o che ci sia gente che si arricchisce facilmente senza fare troppa fatica. Il mio vero problema è un altro: poter vivere in modo “dignitoso”, come scrive san Paolo, senza essere schiacciati in quei diritti che fanno parte del nostro essere spirituale.
Che tu sia più ricco di me non mi interessa, che tu sia più fortunato di me non mi interessa, ma posso vivere almeno per quel minimo che mi permetta di vivere dignitosamente?
Perché tu che sei più ricco di me mi rompi nel mio incanto di serenità interiore? Perché, tu che sei potente, crei un tale disordine da mettere in ginocchio chi ha già poco e fatica a vivere dignitosamente? Perché i potenti che fanno le guerre si servono dei poveri cristi che vanno a combattere per soddisfare le voglie di potere di bastardi criminali?
I primi cristiani pregavano per chi aveva responsabilità nel campo politico, responsabilità di governo, perché si impegnasse per quel bene comune, che è far rispettare il diritto di ognuno a vivere una vita dignitosa.
Ma perché dimenticare ciò che ha fatto ogni religione, Chiesa compresa, togliendo il diritto di libertà a milioni di credenti, colpevoli solo di voler vivere “dignitosamente”, godendosi quel Mistero divino che l’istituzione religiosa ha sempre cercato di prendersi in proprio, togliendolo all’essere umano, creatura divina?
La parola “guerra” mette in gioco quel dio, di cui il potere terreno si è sempre ritenuto un portavoce o addirittura una incarnazione, con tutte le conseguenze che ben conosciamo. E quando prego Dio per la pace, mi chiedo a quale Dio mi dovrei rivolgere. E quando prego per i detentori del potere o per chi ha delle responsabilità politiche o anche religiose, mi chiedo se le mie preghiere servano a qualcosa o se tra le preghiere non debba mettere anche una invocazione al Signore perché si riprenda chi gli è sfuggito di mano, lasciando a Dio piena libertà di farne ciò che ritiene opportuno.
Certi pazzi criminali sono dei problemi per noi mortali, con il desiderio di vivere un po’ in pace su questa terra. Se questi pazzi criminali sono dei problemi che vanno al di là della nostra capacità di risolverli, perché Dio stesso non li risolve a modo suo? Ce li tolga di mezzo, e al più presto possibile. Gli onesti hanno diritto sì o no a vivere, come dice San Paolo, una vita “dignitosa” per quel breve o lungo tempo che avrà da vivere su questa terra?
Giustizia vuole che gli onesti possano vivere una vita tranquilla, e che i disonesti o criminali vengano eliminati dalla faccia della terra. Non tocca a noi farlo? E allora che lo faccia Dio… Se li riprenda nel suo regno eterno! E che faccia ciò che vuole!
Ma che senso ha venire in questo mondo (pensate: nascere è venire alla luce), quando si entra in un mondo di tenebre, dove è tale la confusione per cui non si capisce dove sta la giustizia e dove c’è la perversione umana.
E chiediamoci: ma che cos’è la pace? Che i giusti cedano e si mettano attorno a un tavolo diplomatico a discutere con i disonesti? Forse pace significa che l’Ucraina debba rimettersi nelle mani di un criminale di nome Putin? Questa è la pace che vogliamo? Questo è forse l’intento dei pacifisti: no alla guerra, no alle armi, no qui no là…? Provate a rubare una sola cipolla al loro orto, e poi questi pacifisti vacanzieri sono pronti con un fucile in mano a spararvi addosso.
Certo, noi amiamo la pace, ma nel senso di quel pacifismo che ci permette di fare i nostri interessi. La guerra rovina i nostri piani, procura guai al nostro quieto vivere da intendere nel senso più borghese del termine “quieto”.
Dunque, preghiamo il Signore per chi ci governa, soprattutto per quei politici che ci stanno s-governando con le loro grettezze, che del bene comune hanno una concezione ben misera, che ogni giorno litigano in modo osceno: questi governanti non amano il popolo degli onesti, ma a loro preme sfruttare i cittadini accarezzando la loro pancia.
E qui avrei dovuto riallacciarmi al primo brano, ma non ho più tempo a disposizione. Dico solo una cosa: nei riguardi del potere c’è un verbo che viene ripetuto quattro volte, ed è “prendere”. Il potere prende tutto da noi, i nostri diritti, anche la nostra coscienza. Il potere è un sistema, e tutto è in funzione di questo sistema: noi siamo strumenti, oggetti, per il bene di un potere che fagocita tutto. Siamo in un sistema, e al popolo bue in fondo piace farne parte. Gli antichi romani dicevano: panem et circensens, una pagnotta e tanti divertimenti, e il popolo si diverte e obbedisce.

2 Commenti

  1. Andrea G ha detto:

    Dalla Enciclopedia Treccani, Dignità: “La condizione di nobiltà ontologica e morale in cui l’uomo è posto dalla sua natura umana, e insieme il rispetto che per tale condizione gli è dovuto e che egli deve a sé stesso.”
    Nobiltà “ontologica”, cioè che riguarda la sua essenza, l’ESSERE! Come si può parlare di “Essere” quando in quest’epoca – o meglio, momento, dato che stiamo (e non siamo) in un tempo senza epoca – non si fa altro che esaltare l’apparire? Dai social che impongono sempre presenza d’immagine, alla politica gretta (da tutte le parti), al pacifismo fasullo senza Giustizia, alla Cultura osannata ma in realtà tradita da finte innovazioni che cancellano la civiltà. Ha ragione, caro don Giorgio, quando afferma che siamo fagocitati da un sistema che svuota tutto e pone degni ed indegni sullo stesso piano.

  2. Lanfranco Consonni ha detto:

    Interessanti le letture di questa domenica. Sembrerebbe che il destino le abbia messe proprio in questa domenica, dieci giorni dopo la caduta di un governo per mano di “potenti” che non hanno saputo guardare al bene comune. Forse non abbiamo pregato abbastanza per loro?

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